Illusioni cadute. Il sogno esaltante della Nuova Frontiera

Illusioni Cadute - Nuova Frontiera - Liberta - SognoFoto di ImaArtist da Pixabay - imaartist-new-world-5229650_640

Ci sono giorni che s’iniziano avendo un significato. E altri giorni che sembrano nati e subito finiti. I giorni autunnali hanno il sapore di tempi finiti. O comunque sull’onda dell’andare a finire.

C’è una canzone, Autunno, di Francesci Guccini, scrittore, cantautore e poeta, che bene esprime questa finitudine.

Un’oca che guazza nel fangoUn cane che abbaia a comandoLa pioggia che cade e non cadeLe nebbie striscianti che svelano e velano strade

Profilo degli alberi secchi
Spezzarsi scrosciante di stecchi
Sul monte, ogni tanto, gli spari
E cadono urlando di morte gli animali ignari

L’autunno ti fa sonnolentoLa luce del giorno è un momentoChe irrompe e veloce è svanitaMetafora lucida di quello che è la nostra vita

Il risveglio del mattino

I giorni migliori, tuttavia, sono quelli che profumano di ore proficue e lunghe, ore che sono zuppe di promesse.
 
La caduta delle illusioni, al secondo numero 54, appare allora come un brutto sogno lontanissimo da noi.
 
Sappiamo che le illusioni durano soltanto 53 secondi. Tuttavia, torna prepotente l’appetito per riviverle.
 
L’ansia della notte, che ci ha tenuti svegli e senza speranza, si scioglie al mattino. Le ultime ore prima dell’alba sono state ristoratrici, ancorché brevi.
 
Il risveglio ci ha portati a una rinnovata allegria, che non sapevamo di custodire da qualche parte nella nostra mente.
 
La prima colazione sembra offrirci un succo di frutta d’arancia più gustoso. I frutti di bosco nello yogurt di soia risultano più saporiti. Persino le chiacchiere vane del vicino di casa appaiono meno superficiali del solito.
 
Una nuova frontiera ci si para di fronte. Abbiamo territori da conquistare. Abbiamo cavalli da sellare per galoppare verso l’orizzonte. Abbiamo addirittura un sogno d’amore – verrebbe da dire – da coltivare.
 
La sensazione della Nuova Frontiera la provai quando – dopo una lunga gavetta e millanta lavori tra fabbrica e officina – fui assunto in via definitiva al giornale, L’Arena di Verona, nel febbraio del 1995.
 
Il giorno dell’esame di Stato da giornalista professionista, a Roma il 14 febbraio 1995, giorno di San Valentino, mi diede un brivido di felicità. Quel brivido non lo provai neppure alla mia laurea, nel 1999, quando discussi una tesi su media e immigrazione, che sarebbe poi diventata il mio primo libro universitario.
 
Ecco, la nuova frontiera ha la gioia immensa e la decisa promessa di quel giorno di San Valentino, a Roma, tanti anni fa.
 
Ci rendiamo conto, con la nuova frontiera, che abbiamo molte operazioni da realizzare. Ci sono tante persone da incontrare. Ci sono passi, gesti e sguardi da far rivivere. È una rinascita che non ci si aspetta.

Cosa rende speciale la Nuova Frontiera

Ciò che rende la frontiera nuova una Nuova Frontiera è questo senso di rivoluzione, di progresso, di creatività che ci pervade.
 
Non si tratta soltanto di pensieri e di emozioni. I gesti prendono forma nelle cose. Ecco che scriviamo la nuova sceneggiatura; e siamo certi che piacerà al produttore cinematografico.
 
C’è poi la donna amata che avrà la nostra lettera; e siamo sicuri che lei quella missiva la aspetta da almeno sette mesi.
 
C’è nella lista anche l’amico di una vita che non vediamo da anni. Domattina viene a trovarci, tanto che abbiamo già messo in frigo il vino dei giorni migliori.
 
Riusciamo persino a ripulire la bicicletta da campagna, con il cambio oliato, per il giro sulle colline, tra viti e ulivi. 
 

Pure la chitarra siamo riusciti a riprenderla in mano, componendo la bozza di una canzone che è dedicata a lei, che amiamo. A lei che la attende.

Il rilancio e il ritorno

Purtroppo la cavalcata verso l’ovest, alla Nuova Frontiera, non può durare per sempre. Inesorabile arriva, con la fine del giorno (a volte anche prima), anche il termine dei sogni.
 

Lo sappiamo, oramai: le illusioni durano 53 secondi. Il crollo e la disillusione sappiamo che arrivano, puntuali come un esattore, al secondo 54. Poi si riparte, si prova a ripartire, dato che siamo nati anche per le rinascite.

Tuttavia, il riavvio del motore della nostra esistenza non è scontato. Talvolta la ripartenza è un rilancio. Talvolta la ripartenza è invece un lento ritorno. 

Ci ritroviamo con la testa abbassata, a osservare la terra davanti a noi. Dove stiamo andando, proprio non lo sappiamo. C’è un vuoto dentro e fuori di noi. E, si sa, non vi sono strade, né sentieri, nel paese del vuoto.

Ecco tuttavia che – mentre la brezza della sera ci scompagina i capelli – un’ombra da un vicolo vicino si affaccia sul selciato.

Non è un sogno. Non è luce e neppure allegria. Eppure noi ci aggrappiamo a quella sembianza di novità.

Sappiamo che è un ripiego, sappiamo che ci deluderà, sappiamo che è sabbia fina tra le dita… Tuttavia è quello che si resta, per non scivolare nello sconforto del nulla.

Maurizio F. Corte
(34 – continua)

Francesco Guccini – Autunno

Ogni settimana smonto una narrazione. E racconto i media e l'IA.

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