Lo studio della vicenda di Milena Sutter e della vicenda di Lorenzo Bozano non nasce per sostenere una battaglia innocentista a favore dell’unico sospettato, dell’unico indagato e dell’unico condannato: Lorenzo Bozano, 25 anni al momento della tragedia, perdigiorno con piccoli precedenti penali, figlio di una ricca famiglia dell’alta borghesia genovese.
Non sono mai stato innocentista. Anche Lorenzo Bozano – che ho conosciuto e con cui sono stato in stretto contatto per una decina di anni – lo sapeva.
Quello che ho sempre sostenuto e continuo a sostenere è che non sappiamo se Bozano sia coinvolto nel (presunto) sequestro e nel (presunto) omicidio di Milena Sutter.
Quant’anche fosse stato coinvolto, cosa possibile, Bozano non avrebbe in alcun modo meritato la pena dell’ergastolo, nel 1975, dopo un processo che esamino in modo scrupoloso, in questa ricerca.
L’obiettivo della ricerca sul Caso Sutter-Bozano
L’obiettivo del mio lavoro su Milena Sutter e Lorenzo Bozano è quello di smontare la narrazione interessata che ha coperto la verità dei fatti, lasciando sullo sfondo zone d’ombra mai esplorate.
Attraverso l’utilizzo attento, critico e guidato dell’Intelligenza Artificiale applicata ai testi processuali e mediatici, la lettrice e il lettore attenti possono soppesare i vuoti, i passaggi illogici e le incongruenze della tesi ufficiale del rapimento e dell’omicidio volontario e premeditato – per motivi di denaro – di Milena Sutter.
Che senso ha questa ricerca sui testi, sulla narrazione giudiziaria e sulla rappresentazione mediatica del caso genovese che sconvolse l’Italia intera e mezza Europa?
Posso intanto dire cosa questa analisi non è:
non è un racconto per chi ama le storie criminali e giudiziarie incerte
non è una caccia a lettrici e lettori che fanno del voyeurismo nero la loro passione
non è un tentativo di scoprire cosa davvero accadde a Milena
non è un lavoro a beneficio di Lorenzo Bozano, che mi guardo bene dal togliere dalla scena
Questa ricerca ha un solo fondamentale scopo: scoprire come la narrazione giornalistica prima, come la narrazione giudiziaria dopo e infine come la narrazione mediatica in conclusione abbiano convinto la pubblica opinione a credere in modo cieco a un racconto inventato.
Ancora oggi, quasi tutti i giornalisti credono a quella potente storia costruita 55 anni fa, ovvero il 6 maggio del 1971. E poi sviluppata e portata avanti nei giorni e negli anni successivi.
La mia tesi è questa: non c’è mai stato alcun rapimento di Milena Sutter, per motivi di denaro, nelle forme e nei modi e negli obiettivi indicati da magistrati e giornali. E non c’è stato neppure un omicidio volontario premeditato di quella ragazzina generosa, come raccontato sempre da magistrati e media.
C’è solo un racconto di fantasia – geniale nella sua costruzione e nella sua capacità di convincere decine di milioni di italiani, svizzeri, francesi e belgi – che ha coperto la verità sostanziale dei fatti.
Cosa sia accaduto davvero a Milena non lo so, né mi interessa saperlo.
Mi interessa – come studioso e analista dei media – capire come quel racconto pubblico mendace è stato costruito, diffuso e creduto. Mi interessa comprendere quali strumenti retorici, comunicativi e di manipolazione della comunicazione sono stati messi in campo per ingannare la pubblica opinione. E per dirigerne l’attenzione, il convincimento e infine le posizioni sul caso in una determinata direzione.
Detto questo, vengo all’interesse che uno studio del genere può avere per chi legge i miei testi sul caso, e non è interessata (o interessato) alla cronaca nera e giudiziaria fine a se stessa.
L’interesse è presto detto ed è frutto dell’esperienza che ho avuto io, negli anni in cui ho analizzato a fondo il caso di Milena Sutter e il caso di Lorenzo Bozano: a sottendere e organizzare la narrazione vi è uno schema che si ripete in modo ciclico.
Questo tipo di schema, come anche l’uso del linguaggio e della comunicazione, è lo stesso che possiamo individuare in altre e differenti situazioni, non solo legate al crimine: possiamo applicarlo alla politica, all’economia, all’azione sociale. Perfino allo sport e al tempo libero.
Oltre allo schema, l’interesse per chi legge i miei testi è anche quello di imparare la logica dei media.
Lo studio della vicenda di Milena e della vicenda di Lorenzo è insomma l’occasione per una media education. La media education, del resto, è quanto mai importante in tempi di sovraccarico informativo, di disinformazione e di informazione falsa e inventata.
Manipolazione della realtà e dei racconti pubblici
Nel Caso Sutter-Bozano (così lo chiamo per brevità) troviamo applicate alcune tecniche manipolatorie della realtà e di orientamento della comunicazione pubblica:
deepfake: contenuti multimediali iper-realistici (video, immagini o tracce audio) generati o alterati con l’uso di tecniche comunicative e che ritraggono persone reali a compiere azioni o pronunciare parole mai realmente avvenute
fakenews: notizie pseudo giornalistiche veicolate sotto forma di articoli o servizi informativi che imitano in modo deliberato i codici, i formati, il lessico e lo stile visivo dei media tradizionali (legacy media) al fine di mascherare la propria falsità e capitalizzare sulla credibilità della fonte istituzionale
disinformation: creazione e diffusione deliberata, sistematica e pianificata di notizie, dati o narrazioni parziali o del tutto falsi, con l’intento esplicito di manipolare le cognizioni, distorcere la percezione della realtà e orientare il comportamento del pubblico per ottenere un vantaggio politico, economico o strategico
misinformation: circolazione di informazioni inaccurate, incomplete o false che viene effettuata senza un’esplicita intenzione dolosa o l’obiettivo deliberato di ingannare il pubblico
Nel lavoro di ricerca utilizzo un impianto teoretico che si fonda sulla narrative analysis, sulla critical discourse analysis e sulla frame analysis.
Come strumento di lavoro – oltre alla riflessione, alla preparazione e alla esperienza come giornalista e come studioso dei media – utilizzo anche le competenze e l’esperienza maturata all’interno dell’associazione culturale ProsMedia ETS. E utilizzo, in modo consapevole guidato e responsabile, alcuni modelli di Intelligenza Artificiale (IA).
Ecco i modelli di IA che uso, nel lavoro di studio e di ricerca:
Notebook LM
Gemini
Claude
Manus
All’occasione, posso usare anche altri modelli di IA, per la redazione di materiale multimediale. Ogni creazione realizzata con l’aiuto dell’IA viene comunque precisata.
Le teorie alla base della ricerca
Do qui una breve spiegazione dei tre strumenti di analisi dei media e della comunicazione che utilizzo nella ricerca sul Caso Sutter-Bozano.
1. Frame Analysis (Analisi dell’Incorniciatura)
La Frame Analysis studia i processi attraverso i quali i media selezionano, organizzano e presentano la realtà, definendo i confini cognitivi entro cui il pubblico interpreta gli eventi.
Origini concettuali. Il concetto di frame psicologico è stato introdotto da Gregory Bateson (1972) come delimitazione spaziale e temporale di messaggi interattivi con funzione di metacomunicazione.
Sviluppo sociologico. Erving Goffman (1974) ha dimostrato che gli individui organizzano l’esperienza quotidiana attraverso “framework primari” implicitamente accettati. Goffman distingue tra framework naturali (eventi fisici privi di intenzionalità sociale) e framework sociali (risultato di azioni e manipolazioni umane).
Estensione dell’Agenda Setting. Collocandosi al cosiddetto “secondo livello” dell’agenda setting, il framing non determina solo gli argomenti su cui concentrarsi (primo livello), ma definisce l’importanza degli attributi degli oggetti, influenzando in modo diretto il come pensare a determinati temi.
Secondo Robert Entman, incorniciare significa nell’essenza operare tramite selezione e salienza (= importanza). Un frame seleziona alcuni aspetti della realtà descritta e li rende più visibili e memorabili nel testo al fine di promuovere quattro funzioni fondamentali:
Definire il problema. Stabilire cosa stia facendo un agente causale, misurandone costi e benefici sulla base di valori culturali condivisi.
Diagnosticare le cause. Identificare le forze o gli attori che stanno creando il problema.
Esprimere giudizi morali. Valutare gli agenti causali e i loro relativi effetti.
Suggerire rimedi. Offrire e giustificare trattamenti o soluzioni per il problema, predicendone gli effetti.
Entman e altri studiosi individuano cinque modalità ricorrenti (frame generici) utilizzati per strutturare le storie giornalistiche:
Conflitto. Viene data priorità allo scontro tra le parti rispetto alla sostanza delle decisioni prese.
Interesse Umano / Personalizzazione. La storia viene presentata associandovi un volto o una personalità per far leva sull’emotività, mettendo in secondo piano gli aspetti strutturali.
Conseguenza. Si enfatizzano gli impatti a lungo termine o di vasta portata di una determinata scelta politica o economica.
Moralità. La copertura mediatica assume un tono morale o squalifica determinate politiche descrivendole come discutibili sul piano morale.
Responsabilità. Si attribuisce in modo esplicito la colpa di una causa o l’onere di una soluzione a specifici governi, istituzioni o individui.
2. Narrative Analysis (Analisi Narrativa)
La Narrative Analysis considera i testi mediali (notizie, film, pubblicità, blog) e della comunicazione pubblica come costrutti narrativi, strutturati per produrre senso e trasmettere valori ideologici. Come? Attraverso la concatenazione sequenziale e causale degli eventi.
Il Paradigma Narrativo di Walter Fisher
Homo Narrans. Walter Fisher contesta il paradigma del “mondo razionale” e propone una concezione degli esseri umani come animali narranti, per i quali lo “storytelling” costituisce la logica innata e primaria di comunicazione.
Razionalità narrativa. La valutazione della validità di un discorso non avviene tramite la logica formale, ma attraverso due criteri intrinseci alla cognizione narrativa:
Probabilità narrativa: la coerenza interna e formale della storia (se le parti si incastrano in modo logico).
Fedeltà narrativa: la verità vissuta e l’affidabilità della storia, ovvero se risuona come genuina rispetto alle storie che il pubblico sa essere vere nella propria vita.
Struttura e Schemi di Discorso (Discourse Schemas)
I modi cognitivi di Bruner (1985). Jerome Bruner distingue tra il modo paradigmatico (logico-scientifico, basato su prove formali e argomentazioni) e il modo narrativo (temporalizzato, basato su intenzioni, attori e verosimiglianza drammatica). I media operano in prevalenza nel modo narrativo.
Il modello strutturale di Todorov (1978). La scomposizione formale della narrazione evidenzia una sintassi standardizzata applicabile anche alle notizie:
Equilibrio Iniziale
Distruzione-Rottura
Azione Correttiva
Reinstaurazione dell’EquilibrioI frammenti di informazione vengono riassemblati dai giornalisti non in ordine cronologico, ma in un ordine basato sui valori-notizia. Viene così mascherata spesso la complessità dei fattori sociali a favore di una logica di colpa e moralità individuale.
Valenza ideologica. Attraverso gli schemi di discorso (discourse activity schemas), la narrazione organizza le sequenze di azioni rendendo “naturale” e “ragionevole” una specifica interpretazione del mondo (es. lo schema “attacco-rappresaglia” o lo schema “problema-soluzione” dei magazine commerciali), marginalizzando i punti di vista alternativi.
3. Critical Discourse Analysis – CDA (Analisi Critica del Discorso)
La Critical Discourse Analysis è una prospettiva analitica transdisciplinare che studia il modo in cui l’abuso di potere sociale, il dominio e la diseguaglianza sono agiti, riprodotti, legittimati e contrastati attraverso i testi e i discorsi nel contesto politico e sociale.
Caratteristiche Generali
Approccio problem-led. La CDA non si focalizza sulle strutture linguistiche fini a se stesse, ma si concentra su problemi sociali e questioni politiche stringenti (razzismo, sessismo, dinamiche di classe, egemonia commerciale).
Posizione esplicita. Gli analisti critici non rivendicano una neutralità valoriale; adottano e dichiarano una posizione dissidente per svelare e contrastare i meccanismi di dominio ideologico (“discourse studies with an attitude“).
Norman Fairclough propone una metodologia di CDA che articola l’evento comunicativo in tre dimensioni interrelate, muovendo dal micro-testo al macro-contesto sociale:
Il Testo (Description). Analisi linguistica formale delle proprietà testuali e semiotiche. Include lo studio del lessico (campi lessicali, sovralessicalizzazione), della grammatica e della sintassi della frase (es. l’uso della passivizzazione e della nominalizzazione per occultare l’agente e la responsabilità di un’azione).
La Pratica Discorsiva (Interpretation). Analisi dei processi di produzione, distribuzione e consumo del testo. Si focalizza sull’intertestualità (presenza implicita o esplicita di altri testi e selezione delle fonti/voci istituzionali) e sull’interdiscorsività (il modo in cui generi, discorsi e stili differenti vengono miscelati e ibridati nel testo).
La Pratica Sociale (Explanation). Esame della relazione tra l’interazione discorsiva e le strutture ideologiche, istituzionali ed egemoniche della società, valutando l’impatto del discorso sulla riproduzione o sulla trasformazione delle diseguaglianze.
Il Contributo Socio-Cognitivo di Teun van Dijk
Controllo della mente. Van Dijk sottolinea che l’abuso di potere discorsivo si traduce in un controllo indiretto ma fondamentale delle menti dei riceventi, modificando le loro cognizioni sociali, intenzioni e modelli mentali degli eventi.
Squaring Ideologico (Ideological Squaring). Dispositivo retorico-semantico strutturato sulla polarizzazione “Noi” (ingroup) contro “Loro” (outgroup), volto a enfatizzare le nostre proprietà positive e le loro proprietà negative, attenuando al contempo le nostre mancanze e le loro virtù.
Maurizio F. Corte
Maurizio F. Corte, giornalista professionista, scrittore per i media e media educator, è docente a contratto di Comunicazione Interculturale nei Media al Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona e coordinatore didattico del Master in Intercultural Competence and Management e in Giornalismo europeo, Media e Giornalismo interculturale
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