L’inganno delle narrazioni bugiarde. I maneggi del Potere, che cura i propri interessi manovrando i dati e le storie. L’asservimento dei media alla logica del più forte.
Questo e molto altro troviamo in Ovunque tu sia (2026), serie Netflix tratta dal romanzo thriller dello scrittore Harlan Coben.
La serie ci viene incontro sul terreno cruciale di chi chi ama la verità e le regole della democrazia: la vicenda non si limita a intrattenere, ma smonta pezzo dopo pezzo i dispositivi della comunicazione contemporanea.
Oggi siamo immersi in un perenne sovraccarico informativo (information overload).
La cronaca nera ha occupato i palinsesti e le prime pagine, trasformando il dolore in una merce da consumare in modalità frenetica.
In questo contesto, lo scarto tra i fatti reali e la percezione pubblica diventa un fossato profondo, manipolato da logiche commerciali e editoriali.
Ovunque tu sia si rivolge proprio a chi avverte il bisogno di un orientamento critico.
La serie squarcia la superficie del classico racconto poliziesco per mostrare una verità che lo studioso Denis McQuail ha evidenziato a lungo: i media, spesso, tendono a essere funzionali al mantenimento dell’ordine dominante, piuttosto che alla scoperta della verità dei fatti.
Nel caso della serie Netflix Ovunque tu sia, lo sconcerto davanti a un errore giudiziario non nasce dal destino, ma da un meccanismo preciso fondato su giochi di potere.
LA TRAMA
David Burroughs sta scontando l’ergastolo per l’omicidio del proprio figlio Matthew. Un crimine che continua a giurare di non avere commesso.
Da 5 anni la sua vita è ridotta a una routine fatta di rimpianti e isolamento, finché l’ex cognata Rachel Mills non gli porta in carcere una fotografia che sembra mostrare Matthew ancora vivo.
È un dettaglio piccolo, quasi invisibile, eppure basta a far crollare ogni certezza.
David decide allora di evadere con l’aiuto del migliore amico, il sergente di polizia Adam Mackenzie.
Da quel momento, la fuga si trasforma in una caccia alla verità che li porta dritti dentro l’orbita dei Payne, una delle famiglie più ricche di Boston.
David e Rachel risalgono fino a una clinica di fertilità dove Cheryl, l’ex moglie di David, si era sottoposta a un trattamento anni prima. Intanto l’Fbi gli dà la caccia, attraverso il duo formato dagli agenti Sarah Greer e Max Williams.
A complicare ulteriormente il quadro arriva anche l’investigatore svizzero Müller. È convinto che il corpo ritrovato nel letto di Matthew appartenga in realtà a un altro bambino, scomparso da un orfanotrofio di Ginevra gestito proprio dai Payne.
Il ruolo del Potere nel gestire gli eventi
Questa serie in otto episodi offre a chi lavora con la comunicazione gli strumenti visivi per riconoscere il meccanismo del Potere. E per difendersi dalla parzialità dei racconti ufficiali.
Mi ricorda la mia esperienza con il caso di Lorenzo Bozano, condannato all’ergastolo nel 1975 – dalla Corte d’Assise d’Appello di Genova – dopo che nel 1973 era stato assolto.
L’accusa su Bozano – morto alla fine di giugno del 2021, all’Isola d’Elba – era pesantissima: aver rapito, ucciso e nascosto il corpo di Milena Sutter, 13 anni, sparita giovedìn 6 maggio 1971, all’uscita della Scuola Svizzera di Genova.
Anche nel caso di Lorenzo Bozano e Milena Sutter ho visto in azione una serie di meccanismi che sono propri delle élite:
- la costruzione e/o la manomissione di dati,
- la narrazione dei giornali funzionale agli interessi dei più forti,
- la costruzione di una storia di comodo,
- le crisi delle élite nascoste dietro storie che colpiscono i più deboli
- l’apparato giudiziario funzionale a chi è più potente
Nel caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano, tuttavia, non vi è stato un finale positivo.
Bozano – soprannominato il biondino della spider rossa, nonostante fosse castano scuro di capelli e tarchiato – si è fatto 42 anni di carcere. Per un sequestro e un omicidio volontario premeditato che – è la mia tesi dopo anni di analisi – non sono mai avvenuti.
La vicenda è un inganno collettivo
La struttura di Ovunque tu sia si sviluppa lungo otto episodi.
Somo tutti episodi caratterizzati da un ritmo serrato. Un ritmo che è concepito per il consumo in binge-watching.
Quel ritmo è tuttavia capace di conservare una profonda densità analitica, quando mostra le strutture e i maneggi di potere che si muovono sotto la superficie del racconto.
Tutto questo con un ruolo da parte della stampa, che pensa solo alle “storie” da raccontare, piuttosto che ai nodi irrisolti da investigare.
Dal punto di vista della tecnica narrativa, la serie opera una costante inversione tra la fabula (l’ordine cronologico dei fatti) e l’intreccio (la successione degli eventi decisa dagli autori).
Questa scelta porta chi guarda proprio al centro del dramma psicologico.E a scoprire, un poco alla volta, l’inganno che sottende tutte le vicende che si intrecciano.
La storia prende le mosse da una foto che Rachel mostra a David durante una visita in carcere: un dettaglio visivo, parziale, in cui sullo sfondo si nota un bambino con un segno particolare.
Da quel momento, la certezza della morte di Matthew crolla. Per David ha inizio un rischioso piano di fuga, una corsa contro il tempo e contro gli apparati dello Stato.
Il tutto con un obiettivo: ritrovare suo figlio e provare la propria innocenza.
Abbiamo, così, uno strumento comunicativo vecchio stampo – una foto stampata su carta fotografica – che ribalta le certezze apparenti. E mette in moto la ricerca della verità.

La giustizia tra Potere, burocrazia e fallibilità
L’aspetto più interessante di Ovunque tu sia risiede nella sua capacità di connettersi con le tensioni più urgenti del nostro tempo.
Lo scrittore Harlan Coben, attraverso una trama complessa, mette in scena i lati oscuri del sistema giudiziario e dell’ecosistema dei media. E propone cinque grandi temi di riflessione.
1. La manipolazione dei testimoni e delle prove
Nella serie, la condanna originaria di David si era basata su prove forensi considerate schiaccianti e su testimonianze oculari convergenti.
L’opera mostra in modo lucido come i dati scientifici e i ricordi dei testimoni possano subire una manipolazione. Oppure possano essere influenzati da pregiudizi cognitivi (cognitive bias).
I media tendono ad accettare in modo acritico le dichiarazioni delle fonti ufficiali. Rilanciano i comunicati delle forze dell’ordine senza compiere un autonomo lavoro di verifica.
In questo modo, l’errore iniziale viene amplificato, blindando il verdetto davanti al tribunale dell’opinione pubblica.
Questo processo mi ricorda quanto accadde con la vicenda di Milena Sutter; e con gli indizi contro Lorenzo Bozano. Alcuni di quegli indizi furono costruiti a tavolino.
2. Il giusto processo e l’innocente in carcere
Il principio del giusto processo e la presunzione di innocenza sono conquiste civili protette dalle carte internazionali. Eppure la loro applicazione concreta resta fragile.
Ovunque tu sia esplora il dramma dell’innocente in carcere, una tragedia umana.
Tutto questo è frutto dell’ansia dei media e dello Stato di trovare un colpevole a tutti i costi. Un’ansia che tende a produrre effetti con spietata regolarità.
Come ha fatto notare il fondatore della storica trasmissione Rough Justice, Peter Hill, i magistrati e i giudici sono spesso mossi dalla preoccupazione di proteggere la credibilità del sistema legale.
Questa forma di tutela istituzionale finisce per prendere il sopravvento rispetto all’autentico perseguimento della giustizia. E alla scelta della verità.
Nel caso di Lorenzo Bozano, in primo grado ottiene un giusto processo. Nonostante il clima di opinione, creato dai giornali, lo abbia già condannato, la giuria per un soffio lo assolve con la formula della “insufficienza di prove”.
Ci pensa la Corte d’Assise d’Appello, con una sentenza che non sta in piedi né sul piano fattuale e neppure su quello logico-argomentativo, a condannarlo all’ergastolo.
3. Una giustizia al servizio del Potere
Il focus narrativo della serie Ovunque tu sia mette in luce una verita scomoda: la macchina della giustizia, a volte, cessa di cercare la verità sostanziale dei fatti.
Si trasforma in uno strumento di conservazione del Potere. I soggetti potenti, dotati di risorse economiche e agganci politici, hanno la forza per orientare le indagini, per costruire falsi colpevoli e per coprire i propri crimini.
Il protagonista della serie Ovunque tu sia, David Burroughs, professore universitario che conosce le leggi, si ritrova in una posizione di totale sottomissione.
Gli accade nel momento in cui il Potere decide di usarlo come capro espiatorio, per proteggere un disegno occulto.
È quanto accade a Lorenzo Bozano, il colpevole perfetto, come lo definisco nel mio podcast Il Colpevole Perfetto. La storia sbagliata di Lorenzo Bozano e Milena Sutter.
Nella serie Ovunque tu sia, come nel caso di Milena e Lorenzo, abbiamo una storia ufficiale che ha una sola funzione: nascondere la verità.
Quanto alla giustizia asservita al Potere, basti la figura del vicecapo della Squadra Mobile, Arrigo Molinari, in prima linea a fare le indagini sul caso di Milena Sutter e su Lorenzo Bozano.
Arrigo Molinari – assassinato in circostanze poco chiare nel settembre del 2004, nel Savonese – era iscritto alla loggia massonica P2. La sua tessera di quell’organizzazione criminale era la 767.



4. La menzogna come sistema
In un mondo contrassegnato dai tratti della “post-verità”, le emozioni e le convinzioni ideologiche contano più dei fatti accertati.
Ovunque tu sia descrive una società in cui la menzogna è organizzata in modo capillare.
Dalle false prove costruite nei laboratori forensi fino ai resoconti distorti dei telegiornali, la realtà viene sostituita da una finzione verosimile.
I giornalisti, invece di agire come cani da guardia della libertà (watchdog), rischiano di trasformarsi in “manutentori civili” dell’irrealtà. In questo modo, confermano i pregiudizi del pubblico pur di ottenere facili visualizzazioni.
Sempre il caso Sutter-Bozano ci è, allo stesso modo, di esempio nella costruzione di deepfake: basti pensare al “biondino della spider rossa” (Bozano), che non era né biondo e neppure magrolino.
Quanto alle fakenews, basta la tesi delle modalità e dell’epoca della morte di Milena Sutter: un’invenzione medico-legale che non ha alcun fondamento scientrifico.
5. La burocrazia contro l’umanità
Il sistema di polizia e l’apparato penitenziario sono descritti, nella serie Ovunque tu sia, nella loro raggelante natura burocratica.
Gli agenti dell’FBI e le guardie carcerarie si muovono applicando regolamenti rigidi e scadenze amministrative.
Vige la regola delle routines, quelle che annullano il rispetto per la dignità umana e la singolarità delle persone.
Il prigioniero David e suo figlio Matthew cessano di essere esseri umani. Diventano numeri di un fascicolo, pratiche da chiudere in fretta per soddisfare le esigenze dell’efficienza burocratica dello Stato.
La serie Ovunque tu sia lancia, così, un monito severo: quando le istituzioni perdono il contatto con l’umanità dei soggetti, la democrazia stessa entra in una fase di pericoloso arretramento.
Anche qui abbiamo una corrispondenza con la vicenda del cosiddetto biondino della spider rossa: tutta la narrazione su Lorenzo Bozano si basa su un profilo psicologico – il maniaco sessuale – che non ha alcuna evidenza scientifica; né alcun rapporto con la realtà dei fatti.



Lo sguardo del giornalismo interculturale
Per un osservatore attento alle regole del giornalismo interculturale, la figura di Rachel Mills – giornalista al Boston Globe – rappresenta la vera chiave di volta dell’intera vicenda.
Rachel mette in pratica il metodo della ricerca attenta, rifiutando le soluzioni sbrigative fornite dalle autorità.
Il suo approccio si fonda sul dubbio sistematico. Si fonda sulla volontà di ascoltare le voci escluse; e di smontare i frame escludenti imposti dal Potere.
La serie Netflix Ovunque tu sia ci ricorda, così, che la verità non è un prodotto fisso. La verità è un processo faticoso che richiede coraggio, indipendenza e un profondo rispetto per la dignità di ogni persona.
Al termine degli otto episodi, lo spettatore si ritrova con una nuova consapevolezza: per orientarsi nella complessità del presente, non possiamo più accontentarci delle versioni ufficiali.
La verità è che dobbiamo imparare a guardare oltre lo schermo, cercando i fatti dietro le narrazioni.
I punti di appoggio, che ci sostengono, sono importanti: l’aderenza ai fatti; la logica e l’argomentazione; la visione da più angolazioni; la lettura critica dei media e delle narrazioni.
Con un approccio critico e un’attenzione vigile alla comunicazione pubblica possiamo smascherare l’inganno. In una serie su Netflix piuttosto che in un caso giudiziario reale.
Maurizio F. Corte
Agenzia Corte&Media
