Deseo. Film thriller sull’inganno, il ricatto e sul potere dei ricchi

- Film thriller erotico Deseo - Potere - Sesso - Ricatti - Delitto

Una piscina. Una casa con le finestre che guardano dentro. Un matrimonio che funziona, almeno in superficie. E un desiderio che una donna — avvocata stimata, madre, moglie — non riesce più a tenere a bada.

Deseo (Desire in inglese, disponibile su Netflix) è un thriller messicano che parte da qui. Dal vuoto sotto la perfezione.

Parte anche da quello che succede quando una scelta privata — una relazione clandestina — diventa strumento nelle mani di chi vuole distruggere una reputazione.

Il film, diretto da Teresa Simone al suo esordio nella regia di un lungometraggio, dura 97 minuti. È una coproduzione messicana e spagnola che Netflix ha distribuito in tutto il mondo dopo il passaggio nelle sale in Messico e Spagna nella primavera del 2026.

L’inganno e il gioco con il corpo altrui

Deseo non è il solito racconto di un tradimento. O meglio: il tradimento c’è, ma non è il punto.

Il punto è il ricatto. Lucero (interpretata da Ludwika Paleta) è un’avvocata di successo. Ha una famiglia, una carriera, una casa impeccabile e un matrimonio di vent’anni con Fernando (José María Yazpik), imprenditore e proprietario di un esclusivo club sportivo.

Lucero ha tutto quello che la società misura come successo femminile: un ruolo professionale di prestigio, una posizione sociale consolidata, figli cresciuti in un ambiente protetto.

Quello che non ha — o ha smesso di sentire — è il senso di essere davvero viva. Di volere qualcosa per sé.

Quando il marito assume Matías (Óscar Casas), giovane allenatore spagnolo per preparare la figlia Viviana come atleta professionista, Lucero non sceglie il caso.

Lucero sceglie con consapevolezza, con il corpo, con una decisione che il film tratta — e qui sta il merito maggiore della regia — non come scandalo, ma come atto di volontà di una donna adulta.

La relazione clandestina però non resta privata. Arriva il ricatto. E con il ricatto arriva la domanda di superficie del film: chi ha il potere di usare la vita intima di una persona come leva contro di lei?

Ci sono, però, ulteriori domande che ci dobbiamo porre alla fine del film: possiamo accettare che le élite di Potere facciano quello che vogliono? Possiamo accettare che uccidano, inquinino le prove e pieghino la giustizia ai loro interessi?

La trama: desiderio e vulnerabilità

Deseo si apre con un’immagine di sangue sul bordo di una piscina. Poi torna indietro, a raccontare come si è arrivati lì.

La moglie e avvocata Lucero e l’insegnante di nuoto Matías si incontrano nell’ambiente sorvegliato della villa di famiglia.

La regia di Teresa Simone — e questo è uno dei suoi tratti più interessanti — non usa il corpo maschile come oggetto dello sguardo femminile in modo convenzionale.

Lo inquadra attraverso finestre, riflessi sull’acqua, angolature che filtrano. L’erotismo è trattenuto. Il senso sta nello spazio tra i corpi, non nel loro contatto.

La relazione si intensifica. Il problema è che la figlia Viviana sviluppa la stessa attrazione per Matías. Quello che era un adulterio si trasforma, così, in qualcosa di più complesso: un triangolo che oppone madre e figlia, che mette in discussione fiducia, identità e ruolo.

Poi arriva il ricatto. Qualcuno sa. Qualcuno usa quello che sa per minacciare Lucero: la relazione, il matrimonio, e molto altro, come recita la sinossi ufficiale del film.

Chi sia il ricattatore — e qual è la posta in gioco reale — è parte del meccanismo thriller che il film costruisce nel secondo atto.

Il finale porta conseguenze tragiche. La scena di apertura — il sangue, la piscina — non è decorativa. È un’anticipazione dell’esito finale.

Film Deseo - Lucero e Matias in scena - Thriller erorico

Potere, reputazione e corpo come prova

A un certo punto, il film Deseo smette di essere solo un thriller erotico e diventa qualcosa di più interessante.

Lucero è un’avvocata. Ha costruito la sua carriera sulla credibilità, sull’autorevolezza, su un’immagine pubblica coerente.

Quando arriva il ricatto, quello che è in gioco non è solo il matrimonio. È la reputazione professionale. È la posizione sociale.

Quello che entra nel rischio è la capacità di continuare a essere presa sul serio in un ambiente — quello legale messicano — in cui le donne hanno meno margine di errore degli uomini.

Il film non lo dice con parole. Lo mostra. Con gli spazi — la villa sorvegliata da finestre, il club sportivo dove tutto è visibile a tutti — e con il modo in cui i personaggi si muovono dentro quei luoghi.

La posta del ricatto non è il sesso. È il potere di distruggere quello che una donna ha costruito. E di farlo usando come arma qualcosa che appartiene alla sua sfera più privata: il suo corpo, il suo desiderio, la sua scelta.

Usare l’intimità di una persona come leva di controllo non è esclusivo della finzione. Il revenge porn, la diffusione non consensuale di immagini intime, è oggi uno degli strumenti più brutali di questa dinamica.

In Messico, come in Italia, chi ne fa le spese sono quasi sempre le donne. Quasi sempre le vittime appartengono a contesti in cui la reputazione conta: professioniste, insegnanti, figure pubbliche.

La vulnerabilità non viene dalla debolezza. Viene dall’avere costruito qualcosa che può essere distrutto.

Deseo non affronta questo tema in modo esplicito. Lo lascia intendere come rischio. Tittavia il meccanismo che mette in scena è lo stesso del revenge porn: la sessualità femminile trasformata in arma contro chi la esprime in libertà.

Élite e impunità: chi paga il prezzo

Dopo il livello del rischio a cui una donna, libera e indipendente, è esposta c’è tuttavia un altro livello che vale la pena leggere.

La famiglia di Lucero appartiene all’alta borghesia messicana. Ha una villa con piscina, un club sportivo esclusivo, un allenatore privato per la figlia. Tutto parla di un ceto che ha risorse, connessioni, accesso.

Il ricatto funziona anche perché Lucero ha qualcosa da perdere. Chi non ha nulla non è ricattabile allo stesso modo.

Il potere economico e sociale è, insieme, un’armatura e un bersaglio. Protegge da certi rischi. Ne crea altri.

E qui Deseo tocca una dinamica che attraversa molte storie di giustizia e criminalità: le élite non sono immuni dai conflitti privati, ma spesso hanno strumenti per gestirli — o per far sparire le conseguenze — che chi sta in basso non ha.

Quando il ricatto colpisce una persona potente, entra in gioco il sistema. Avvocati, connessioni con i tribunali, denaro. L’esito non è mai neutro.

Il film non risolve questo nodo con uno schema morale semplice. E questo è un punto a suo favore. Tuttavia pone una questione che intreccia crimine, media e ingiustizie sociali.

Abbiamo da un lato una donna matura, libera da ipocrisie e consapevole delle sue scelte, come Lucero. Dall’altro lato, abbiamo una figura fragile come l’insegnannte di nuoto.

Tra i due amanti vi è una differenza di vent’anni. Lui ha un neo, nel suo passato di atleta, che influisce sul destino che lo attende.

Lei viene dal popolo, come lui, ma si è fatta una posizione che la mette al riparo da ogni tempesta: il marito ricco, le relazioni sociali, una professione d’avvocata molto remunerativa, e l’amicizia con il procuratore penale della città.

Se da un lato abbiamo il tentativo di distruggere la reputazione di una donna, dall’altro abbiamo la possibilità per questa stessa donna di ricorrere a mezzi vietati a chi appartiene a un ceto sociale meno abbiente.

Ecco, allora, che il meccanismo del thriller rivela qualcosa che si muove sempre negli ambienti sociali più diversi: il sistema in mano alle élite di Potere può permettersi prima di usare, poi di ingannare e alla fine di schiacciare come un insetto la persona del popolo che è fuori delle élite.

Le figure che si muovo nel film Deseo mi ricordano tanti personaggi – alcuni molto potenti a livello economico e politico – che ho incontrato nel mio lavoro di giornalista.

Il meccanismo dei potenti

In oltre 45 anni di giornalismo a Verona ho toccato con mano come operano le élite. Il meccanismo è lo stesso che troviamo nel thriller erotico Deseo.

Gli appartenenti alle élite – come accadeva anche nel Medioevo – si fanno la guerra tra loro. Si contrastano e manipolano a vicenda. Sono in un conflitto perenne, che a volte diventa guerra e violenza.

Tuttavia, quando uno delle élite viene minacciato, allora l’organizzazione elitaria interviene a sua difesa. Se non interviene è perché ha interesse a scaricare un suo membro; oppure ha addirittua manovrato perché accadesse.

Il risultato, in ogni caso, come accade nel film Deseo, è la vittoria del potente sul più debole.

Là dove non riesce con i media, la manipolazione attraverso le piattaforme digitali e attraverso le narrazioni mendaci e distraenti, l’élite ricorre all’eliminazione: sia in senso figurato, che in senso fisico.

Proprio per vedere il meccanismo all’opera, il film ispanico-messicano Deseo merita di essere visto. E di essere guardato avendo presente i livelli: quello della donna ricattata e quello dell’élite spietata.

Maurizio F. Corte
Agenzia Corte&Media

Deseo. Il trailer del film su Netflix

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