“Il gusto amaro del tradimento”. Serie sugli splendori e le miserie della borghesia

3 - Il gusto amaro del tradimento - Serie Netflix
L’alta borghesia copia da sempre l’aristocrazia. Senza riuscirci.
 
Il problema è che quando giochi in un campionato che non è il tuo, al primo temporale il palco delle finzioni rischia di crollare. E da finto aristocratico rischi di trovarti peggio del bottegaio sotto casa. Senza offesa ai nobilissimi bottegai, si intende.
 
Se poi il temporale è uno tsunami o una tromba d’aria è tutto il mondo alto borghese – che si credeva aristocratico – a venir giù.
Lo stesso accade alla media e piccola borghesia che si crede alta borghesia. E pensa di fare il salto nell’aristocrazia.
 
Delle poche virtù e dei molti vizi della media e piccola borghesia ci racconta la serie thriller, su Netflix, Il gusto amaro del tradimento.
 

La protagonista è la giornalista televisiva Karen van der Made, che si trasferisce con la famiglia nella ricca cittadina di Bergen. Lo fa per iniziare una nuova vita, dato che alcune accuse di arroganza sul luogo di lavoro l’hanno fatta mettere in aspettativa.

Karen viene accolta in un “club del cibo”. Un club di coppie dall’alto tenore di vita, che abitano ville lussuose, e bevono vini costosi nelle serate esclusive ad alto lignaggio.

Quell’ambiente appare a Karen come il luogo ideale nel quale sentirsi accettati; e al riparo dalle cattiverie che giravano nel suo giornale.
 

IL TRADIMENTO COME FILO CONDUTTORE

È interessante che vi sia la parola tradimento nel titolo e nella storia su cui si sviluppa la serie. Perché il tradimento è lo svelamento dell’ipocrisia che sta dietro l’accettazione dei visi sorridenti di facciata.
 
Il tradimento è poi un’arte aristocratica. E anche questa, se non la conosci a fondo, fai assai fatica a capirla e a esercitarla. 
 
La serie ha poi il pregio di rivelare, senza calcare la mano, qualcosa che alla piccola e media borghesia riesce bene: i compromessi – pur di fare soldi – con la criminalità.
 
È la criminalità che investe il denaro sporco in attività all’apparenza lecite, ma che fungono anche da ambienti per continuare a spacciare droghe. E a fare speculazioni e attività corruttive.
 
Siamo, insomma, di fronte a un affresco di una parte della società che condiziona la vita di tutti quanti noi. Perché poi le scelte politiche e sociali dipendono dai pesi e dagli affari di quelle fasce borghesi.
 

1 - Il gusto amaro del tradimento - Serie Netflix

La serie Il gusto amaro del tradimento

L’adattamento televisivo de Il gusto amaro del tradimento segna l’approdo su Netflix di uno dei titoli più celebri della narrativa crime olandese.
 
Composta da sette episodi e prodotta dalla società Fiction Valley sotto la guida di Jacqueline de Goeij e Annemieke van Vliet, la miniserie traspone sullo schermo le pagine del romanzo De Eetclub firmato da Saskia Noort.
 
La regia, affidata a quattro mani a Dana Nechushtan e Margien Rogaar, impone un ritmo serrato e una cifra stilistica distinta, lontana dai canoni tradizionali del giallo classico.
 
Nota al pubblico internazionale con il titolo The Perfect Lie, la serie è ambientata a Bergen, ricca cittadina costiera nella provincia dell’Olanda settentrionale.
 
Questo luogo, rinomato per le sue dune sabbiose, l’architettura curata e una comunità vivace di artisti e professionisti benestanti, diventa il teatro perfetto per smontare le illusioni dell’alta borghesia.
 

L’opera sfrutta lo scontro visivo tra la serenità del paesaggio e le oscurità morali dei protagonisti. E trasforma la tranquillità provinciale nel motore di un thriller psicologico teso e claustrofobico.

La trama e i personaggi

La narrazione prende il via con il trasferimento della giornalista Karen van der Made, interpretata da Loes Haverkort, nella tranquilla Bergen insieme al marito Michel, commercialista, cui presta il volto Teun Luijkx.
 
La giornalista Karen è in punizione – e in aspettativa forzata – dopo una serie di denunce che hanno messo sotto accusa la sua gestione della redazione televisiva. Un colpo basso per la sua immagine e per la sua reputazione.
 
La coppia Karen e Michel cerca un nuovo inizio e un ambiente sicuro dove far crescere la propria famiglia. In breve tempo, i due vengono accolti dentro una cerchia esclusiva di residenti locali.
 

È un affascinante gruppo di coppie, con figli, che si ritrova con frequenza per cene eleganti, inaugurando un vero e proprio “club del cibo”. L’ingresso nel gruppo sembra offrire protezione, prestigio e un’integrazione sociale invidiabile.

La facciata di armonia crolla quando un incendio improvviso manda in fumo una lussuosa villa di campagna, provocando la morte di Evert Struyck, figura carismatica del gruppo, interpretato da Edwin Jonker.
 
Sebbene l’evento venga considerato in prima battuta come un tragico incidente domestico, le circostanze del rogo sollevano presto una serie di perplessità.
 

Karen scopre indizi discordanti e rifiuta la spiegazione ufficiale, decidendo di condurre un’indagine personale sulle abitudini e sui conti dei propri conoscenti.

Il percorso di Karen porta a galla una ragnatela di segreti inconfessabili. Il cerchio di amici rivela, così, la sua vera natura. Dietro i calici di vino e i sorrisi di facciata si nascondono crolli finanziari, manovre speculative azzardate, tradimenti coniugali e ricatti reciproci.
 

LE INSIDIE NELLA RICERCA DELLA VERITÀ 

Evert Struyck, la vittima dell’incendio in casa propria, custodiva segreti capaci di rovinare la reputazione e il patrimonio dell’intero gruppo.
 
Con il progredire della storia, Karen comprende che la ricerca della verità la mette in rotta di collisione con persone che credeva amiche. E sono invece disposte a qualunque cosa pur di salvaguardare la propria posizione.
 

La fiducia tra i membri cede così il passo a una comunicazione patologica: ogni conversazione nasconde un doppio fine; e ogni sguardo cela un sospetto.

4 - Il gusto amaro del tradimento - Serie Netflix


Le valutazioni dei critici

La risposta della critica verso Il gusto amaro del tradimento risulta positiva. E premia la capacità della serie di costruire una tensione costante, senza ricorrere ad artifici di maniera.
 

I recensori internazionali e nazionali lodano la fotografia di alta qualità, capace di valorizzare le luci fredde del litorale olandese e di trasformare le ampie ville moderne in spazi prigione privi di privacy.

In questo, va detto che le scelte di scenografia portano noi gente mediterranea in un ambiente che sentiamo diverso. E che per questo ci affascina e attrae. È, in fondo, il fascino dell’approccio interculturale.
 
La critica televisiva concorda nel riconoscere all’opera una forte identità culturale, legata proprio al contesto nordico e alla cura nello scavo psicologico delle debolezze umane.
 
I sette episodi – più lunghi dei soliti 40 minuti degli episodi tipici delle serie – scivolano via senza tempi morti. E offrono un finale coerente con la storia e privo di scorciatoie.

Su cosa ci fa riflettere la serie olandese

La serie Il gusto amaro del tradimento rivela una critica lucida alla società dei consumi e alle sue regole di facciata.
 
Al centro della narrazione si trova la perversione del concetto olandese di gezelligheid. È una parola che definisce il calore, il conforto e il piacere della socialità condivisa.
 
La serie dimostra come questa virtù culturale possa trasformarsi in una norma oppressiva. E in un imperativo di felicità che vieta la manifestazione di debolezze o fallimenti.
 
Nel “club del cibo”, la condivisione di cibo e alcoli, e la cordialità formale, diventano strumenti per mantenere il controllo sugli altri. E, alla fine, per imporre il silenzio sui problemi reali.
 
Ci sono poi i passaggi sullo sniffare cocaina che ci ricordano le stanze delle nostre borghesie cittadine, dove le feste prevedono anche la cocaina. Ovvero, un modo per tenere alto il livello di impegno e un modo per scordare i compromessi con il Potere.
 
Un secondo tema portante riguarda l’illusione della sicurezza economica e lo stigma legato al tracollo finanziario.
 
I protagonisti della serie abitano case eleganti e frequentano ambienti esclusivi, ma questa opulenza nasconde un’estrema fragilità.
 
L’ansia di perdere il proprio status spinge gli individui a compiere scelte discutibili sul piano morale, sovrapponendo l’interesse personale ai legami affettivi.
 

IL DENARO COME ARMA DI RICATTO

Il denaro smette di essere un mezzo di sostentamento e diventa un’arma di ricatto. I soldi diventano così un mezzo capace di degradare le relazioni familiari e di amicizia in meri rapporti di forza.
 
La serie riflette pure sulla solitudine paradossale che si genera dentro un gruppo sociale affollato.
 
Karen – che come giornalista ha guai professionali da gestire – cerca appartenenza e calore umano. Purtroppo la cerca in un contesto che scambia la vicinanza fisica con la lealtà emotiva.
 
La sua parabola rivela la vulnerabilità dell’individuo di fronte a un sistema omertoso ben collaudato.
 
Alla fine, il tradimento citato nel titolo della serie non si limita all’infedeltà di coppia. Investe, piuttosto, l’intero tessuto sociale.
 
La rottura del patto fiduciario tra i personaggi trasforma l’amicizia in una trappola. Mentre la ricerca della verità diventa l’unica via di salvezza.
 
2 - Il gusto amaro del tradimento - Serie Netflix
 

Effetti e risvolti della verità

Non c’è alcun dubbio che la verità non è solo il frutto di procedimenti logici, che partono da fatti certi per arrivare a conclusioni coerenti.
 
La verità porta con sé anche una tensione etica. 
 
È proprio la tensione etica che manca a molti dei personaggi del “club del cibo”, nella serie Il gusto amaro del tradimento.
 
Con questa carenza che deve fare i conti Karen, che sulla propria pelle vive anche la delusione professionale frutto di un’azione menzognera.
 
La scelta della verità è sempre difficile, anche quando riteniamo che sia necessaria. Fanno comodo i piccoli segreti, le sottili manipolazioni, le sussurrate ruberie.
 
Ne è un esempio l’evasione fiscale, a cui noi italiani siamo assai abituati. Basti pensare che oltre 11 milioni di italiani non versano neppure un euro di Irpef. Lo rivela il Ministero dell’Economia.
 
Quanto all’evasione fiscale, secondo la Guardia di Finanza ammonta a oltre 200 miliardi di euro.
 
Per evitare di pagare le imposte e le tasse, occorre una certa competenza. Così come per il frodare l’Inps e il sistema del welfare, quando si accede a servizi pubblici gratuiti che non ci spettano.
 

LA COMPETENZA ALL’INGANNO E ALLA MENZOGNA

È la competenza alla menzogna, all’inganno e al tradimento che caratterizza un po’ tutti i personaggi – pur con dosaggi diversi – della serie olandese.
 
Michel accetta di fare il contabile di un’impresa che ricicla denaro sporco. Simon è l’amministratore di quest’impresa, che ripulisce i soldi criminali del suocero. Patricia, moglie di Simon e con il padre ricco e delinquente, tace e copre tutto.
 
La stessa Karen, la giornalista, tradisce il marito e si inventa alibi per coprire le scappatelle. Mentre Babette oscilla tra la mente criminale, la donna bipolare e la regina della manipolazione.
 
Anche Ivo ha i suoi segreti: un’omosessualità che non ha rivelato a nessuno, anche se la moglie Hanneke deve averlo capito. La stessa Hanneke, peraltro, che insieme a Evert è più onesta, beneficia del sistema, curando gli investimenti in ristrutturazioni di case dei suoi amici.
 
Lo stesso Evert, vittima dell’incendio con cui ha inizio la serie, anche se controvoglia e ingannato, non si impegna abbastanza per la chiarezza. Solo avanti con l’attività presterà attenzione agli affari della palestra che gestisce con Simon, il faccendiere che spaccia anabolizzanti.
 
La scelta della menzogna, dell’inganno e della manipolazione non è facile. Comporta stress, contraccolpi, anche sconfitte. Tuttavia, fa gioco a una certa borghesia che non vuole pagare il prezzo del successo.
 
È quanto accaduto anche alla borghesia dove è accaduto il caso di Milena Sutter e di Lorenzo Bozano, di cui parlo nel podcast Il Colpevole Perfetto. La storia sbagliata di Lorenzo Bozano e Milena Sutter.
 
La menzogna, la costruzione bugiarda, lo sputtanamento delle figure scomode. E la rinuncia alla verità sostanziale dei fatti.
 
A questo ho assistito nello studiare il caso giudiziario di Milena Sutter e Lorenzo Bozano (Genova, maggio 1971). E a questo assistiamo nella visione della serie thriller Il gusto amaro del tradimento.
 
Per chi – come noi – fa parte della piccola o media borghesia, la serie è l’occasione di un ripasso delle nostre miserie e dei nostri splendori borghesi.
 
Tutto questo va letto con un’avvertenza, che la serie Il gusto amaro del tradimento non dice: da quelle miserie, come da quegli splendori, nascono le guerre, le incertezze e le povertà con cui ogni giorno facciamo i conti grazie ai media.
 

Maurizio F. Corte

  • Maurizio F. Corte, giornalista professionista, scrittore per i media e media educator, è docente a contratto di Comunicazione Interculturale nei Media al Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona. 
    Dirige la newsletter Officina del Vero™ sull’uso critico dei media e sulla critical media literacy.

  • Restiamo in contatto su LinkedIn

La ricerca e l’editing di questo articolo è stata supportata da un uso etico e responsabile dell’Intelligenza Artificiale, addestrata dall’autore per i lavori di inchiesta e di revisione dei testi. Ecco i modelli di IA utilizzati: Gemini Notebook, Claude, Gemini, Manus.

Trailer della serie Il gusto amaro del tradimento

Ogni settimana smonto una narrazione. E racconto i media e l'IA.

Partecipa alla newsletter dell'Officina del Vero™ — Il Biondino della Spider Rossa®. È gratis.
Corte&Media
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.