Su cosa ci fa riflettere la serie olandese
La serie Il gusto amaro del tradimento rivela una critica lucida alla società dei consumi e alle sue regole di facciata.
Al centro della narrazione si trova la perversione del concetto olandese di gezelligheid. È una parola che definisce il calore, il conforto e il piacere della socialità condivisa.
La serie dimostra come questa virtù culturale possa trasformarsi in una norma oppressiva. E in un imperativo di felicità che vieta la manifestazione di debolezze o fallimenti.
Nel “club del cibo”, la condivisione di cibo e alcoli, e la cordialità formale, diventano strumenti per mantenere il controllo sugli altri. E, alla fine, per imporre il silenzio sui problemi reali.
Ci sono poi i passaggi sullo sniffare cocaina che ci ricordano le stanze delle nostre borghesie cittadine, dove le feste prevedono anche la cocaina. Ovvero, un modo per tenere alto il livello di impegno e un modo per scordare i compromessi con il Potere.
Un secondo tema portante riguarda l’illusione della sicurezza economica e lo stigma legato al tracollo finanziario.
I protagonisti della serie abitano case eleganti e frequentano ambienti esclusivi, ma questa opulenza nasconde un’estrema fragilità.
L’ansia di perdere il proprio status spinge gli individui a compiere scelte discutibili sul piano morale, sovrapponendo l’interesse personale ai legami affettivi.
IL DENARO COME ARMA DI RICATTO
Il denaro smette di essere un mezzo di sostentamento e diventa un’arma di ricatto. I soldi diventano così un mezzo capace di degradare le relazioni familiari e di amicizia in meri rapporti di forza.
La serie riflette pure sulla solitudine paradossale che si genera dentro un gruppo sociale affollato.
Karen – che come giornalista ha guai professionali da gestire – cerca appartenenza e calore umano. Purtroppo la cerca in un contesto che scambia la vicinanza fisica con la lealtà emotiva.
La sua parabola rivela la vulnerabilità dell’individuo di fronte a un sistema omertoso ben collaudato.
Alla fine, il tradimento citato nel titolo della serie non si limita all’infedeltà di coppia. Investe, piuttosto, l’intero tessuto sociale.
La rottura del patto fiduciario tra i personaggi trasforma l’amicizia in una trappola. Mentre la ricerca della verità diventa l’unica via di salvezza.
Effetti e risvolti della verità
Non c’è alcun dubbio che la verità non è solo il frutto di procedimenti logici, che partono da fatti certi per arrivare a conclusioni coerenti.
La verità porta con sé anche una tensione etica.
È proprio la tensione etica che manca a molti dei personaggi del “club del cibo”, nella serie Il gusto amaro del tradimento.
Con questa carenza che deve fare i conti Karen, che sulla propria pelle vive anche la delusione professionale frutto di un’azione menzognera.
La scelta della verità è sempre difficile, anche quando riteniamo che sia necessaria. Fanno comodo i piccoli segreti, le sottili manipolazioni, le sussurrate ruberie.
Ne è un esempio l’evasione fiscale, a cui noi italiani siamo assai abituati. Basti pensare che oltre 11 milioni di italiani non versano neppure un euro di Irpef. Lo rivela il
Ministero dell’Economia.
Quanto all’evasione fiscale, secondo la
Guardia di Finanza ammonta a oltre 200 miliardi di euro.
Per evitare di pagare le imposte e le tasse, occorre una certa competenza. Così come per il frodare l’Inps e il sistema del welfare, quando si accede a servizi pubblici gratuiti che non ci spettano.
LA COMPETENZA ALL’INGANNO E ALLA MENZOGNA
È la competenza alla menzogna, all’inganno e al tradimento che caratterizza un po’ tutti i personaggi – pur con dosaggi diversi – della serie olandese.
Michel accetta di fare il contabile di un’impresa che ricicla denaro sporco. Simon è l’amministratore di quest’impresa, che ripulisce i soldi criminali del suocero. Patricia, moglie di Simon e con il padre ricco e delinquente, tace e copre tutto.
La stessa Karen, la giornalista, tradisce il marito e si inventa alibi per coprire le scappatelle. Mentre Babette oscilla tra la mente criminale, la donna bipolare e la regina della manipolazione.
Anche Ivo ha i suoi segreti: un’omosessualità che non ha rivelato a nessuno, anche se la moglie Hanneke deve averlo capito. La stessa Hanneke, peraltro, che insieme a Evert è più onesta, beneficia del sistema, curando gli investimenti in ristrutturazioni di case dei suoi amici.
Lo stesso Evert, vittima dell’incendio con cui ha inizio la serie, anche se controvoglia e ingannato, non si impegna abbastanza per la chiarezza. Solo avanti con l’attività presterà attenzione agli affari della palestra che gestisce con Simon, il faccendiere che spaccia anabolizzanti.
La scelta della menzogna, dell’inganno e della manipolazione non è facile. Comporta stress, contraccolpi, anche sconfitte. Tuttavia, fa gioco a una certa borghesia che non vuole pagare il prezzo del successo.
È quanto accaduto anche alla borghesia dove è accaduto il caso di Milena Sutter e di Lorenzo Bozano, di cui parlo nel podcast Il Colpevole Perfetto. La storia sbagliata di Lorenzo Bozano e Milena Sutter.
La menzogna, la costruzione bugiarda, lo sputtanamento delle figure scomode. E la rinuncia alla verità sostanziale dei fatti.
Per chi – come noi – fa parte della piccola o media borghesia, la serie è l’occasione di un ripasso delle nostre miserie e dei nostri splendori borghesi.
Tutto questo va letto con un’avvertenza, che la serie Il gusto amaro del tradimento non dice: da quelle miserie, come da quegli splendori, nascono le guerre, le incertezze e le povertà con cui ogni giorno facciamo i conti grazie ai media.
Maurizio F. Corte
Maurizio F. Corte, giornalista professionista, scrittore per i media e media educator, è docente a contratto di Comunicazione Interculturale nei Media al Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona.
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La ricerca e l’editing di questo articolo è stata supportata da un uso etico e responsabile dell’Intelligenza Artificiale, addestrata dall’autore per i lavori di inchiesta e di revisione dei testi. Ecco i modelli di IA utilizzati: Gemini Notebook, Claude, Gemini, Manus.
Trailer della serie Il gusto amaro del tradimento