L’imbroglio delle cose ingannevoli
Il giorno dopo delle illusioni cadute
Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me ne andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
La poesia Forse un mattino andando in un’aria di vetro, di Eugenio Montale (da Ossi di seppia, 1923) rende la metafisica e la fisica dell’inganno.
Non abbiamo più voglia di voltarci e scoprire il nulla della nostra disillusione. Il nulla di un amore che non c’è più; e forse non c’è mai stato. Il nulla di un contratto di lavoro che abbiamo soltanto sognato; e che mai accadrà.
L’istinto di sopravvivenza, al 54° secondo quando sono crollate le illusioni, ci mette in scena la città dell’inganno. E noi, disperati senza saperlo, ci lasciamo ingannare.
Il volto machiavellico dell’inganno
Un tempo pensavo che fosse solo mia la responsabilità, se mi lasciavo ingannare.
Davo la colpa alla mia presunzione di saper capire le cose e la vita. Davo la colpa del mio farmi ingannare alla miopia della mia ment; e alla limitata visuale della mia riflessione.
Poi è stato proprio la vicenda di Milena Sutter e di Lorenzo Bozano (Genova, maggio 1971) ad aprirmi gli occhi.
Certo ci mettiamo del nostro, nel farci ingannare. Tuttavia, vi è sempre un ideatore (oppure un’ideatrice), vi è un narratore, vi sono esecutori che creano, mettono in scena e reggono l’inganno.
È un lavoro di squadra, come in ogni opera titanica messa in piedi dall’essere umano.
Mi viene in mente, come regista dell’opera ingannevole – lo Iago di Otello – nel dramma di William Shakespeare. Iago è il genio ingegneristico dell’inganno psicologico e distruttivo. Iago è il regista teatrale del dramma altrui.
Non gli è necessaria l’arte della convinzione per ingannare. Gli bastano i cenni, le mosse lievi e il saper cogliere – rapido e al momento adatto – le debolezze altrui.
Del resto, tutti siamo portati a credere a qualcosa. E tutti abbiamo la mente in attività perenne, specie nel tempo dei media avvolgenti e dell’Intelligenza Artificiale.
L’inganno che ci prende, al 54° secondo delle illusioni crollate, viene messo in scena da un regista raffinato.
Noi abbiamo bisogno di credere. E ci lasciamo ingannare.
La donna (o l’uomo) che amiamo è così presa, nel cuore, dall’amore per noi, da comunicare il suo sentimento per noi nel modo più evidente e limpido. Ogni suo gesto è un segno d’amore e noi vi ci aggrappiamo, felici.
La società di produzione sta di certo pensando a candidare la nostra opera al Premio Oscar. Loro, si sa, lavorano in anticipo. Oggi sanno già cosa accadrà dopodomani.
Il nostro deserto – come il nulla delle cose nella poesia di Montale – diventa città. E si popola di genti, di case, di piazze, di musica e di voci intonate che cantano la nostra vittoria.
L’ansia che copre l’arida verità
Per quanto sia bravo il regista, tuttavia neppure la messinscena dell’inganno più raffinato può durare per sempre.
Anche la storia ingannevole costruita sul tragico destino di Milena Sutter rivela le sue crepe. Basta volerle guardare. Sono evidenti, come segni netti e scuri su una parete imbiancata.
Allo stesso modo, pure l’inganno che ci ha sollevato dalla sconfitta del secondo numero 54 – il crollo delle illusioni – si rivela per quello che è: il nulla assoluto.
Come possiamo allora ripopolare di case, di strade, di colline, il panorama del nostro deserto? Come possiamo riuscire a respirare, a vivere, ad andare avanti, di fronte alla verità del 54° secondo?
Non abbiamo sempre la soluzione a portata di mano. Come nelle primissime puntate di questo nostro viaggio nelle illusioni, a volte non ci resta che un’emozione.
Dopo la rabbia, dopo l’amarezza, dopo il brivido di felicità della sconfitta, ecco allora la più temuta delle reazioni: l’ansia. Tuttavia, chi ha detto che l’ansia sia sempre disfunzionale?
Maurizio F. Corte
(32 – continua)
- Maurizio F. Corte, giornalista professionista, scrittore per i media e media educator, è docente a contratto di Comunicazione Interculturale nei Media al Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona e coordinatore didattico del Master in Intercultural Competence and Management
- Restiamo in contatto su LinkedIn
