Film “Odissea”. La guerra, l’alterità e la solitudine nella fragilità umana

Odissea - Film Copertina

L’ultima volta che vidi L’Odissea tradotta in immagini e recitazione su schermo ero un bambino. La Rai la mise in onda come sceneggiato – così si chiamavano allora le serie tv – nella primavera del 1968: otto puntate in tutto.

Era trasmessa in bianco e nero, perché in Italia non c’era ancora la televisione a colorei, che arriverà solo nel 1977. Ben 9 anni dopo, con il Festival di Sanremo.

L’Odissea di Omero mi affascinò allora, tenendo me e decine di milioni di italiani incollati al piccolo schermo. Ricordo anche il prologo di un ormai anziano Giuseppe Ungaretti, dato che il poeta proprio quell’anno aveva compiuto 80 anni, che era una gran bella età a fine Anni Sessanta del Novecento. 

L’Odissea di Christopher Nolan, uscita nei cinema a luglio 2026, mi ha invece profondamente commosso. Più volte mi sono scesi i lacrimoni, nel buio della sala, in un cinema nel centro di Verona.

Non è stato tanto l’impianto scenografico, le immagini e il sonoro con la musica e gli effetti da ascoltare con un impianto audio all’altezza. A colpirmi è stata l’attualità di un Ulisse certo interpretato e pensato in chiave contemporanea.

Mi ha colpito il riferimento all’accoglienza dello straniero e del mendicante. Mi ha colpito la riflessione amara sull’inutilità della guerra e sul rimorso per le violenze, il dolore, il sangue versato per nulla che il guerreggiare comporta.

E poi ho trovato toccante l’attesa di Penelope, l’amore assoluto di lei e di Ulisse.

Il poema di Omero è il grande specchio dell’umanità, del resto. Racconta il ritorno, la memoria, il dolore della perdita, la sete di conoscenza e la ricerca di un luogo in cui riconciliarsi con se stessi.

Le storie rappresentano per noi una fonte inesausta di senso, permettendo di comprendere vicende che superano la dimensione personale per farsi cultura condivisa.

Quando il cinema e la televisione hanno provato a tradurre in immagini questo monumento della letteratura, la scommessa si è rivelata titanica.

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L’Odissea di Christopher Nolan

L’eroe non è chi vince. L’eroe è chi sopravvive alla perdita di sé per ritrovare la propria strada.

Con la sua consueta precisione visiva e l’ossessione per la struttura del tempo, Christopher Nolan prende il poema fondativo della civiltà occidentale e lo spoglia di ogni retorica.

La sua Odissea non riproduce la mitologia classica con gli occhi del passato. Trasforma il racconto di Omero in una parabola sulla fragile natura dell’essere umano.

Il regista britannico mette al centro della pellicola un nodo concettuale preciso: il viaggio come prova esistenziale. Odisseo (Ulisse) non vaga per il mare per puro caso o per punizione divina. Il suo viaggio è la ricerca continua di un senso di appartenenza in un cosmo ostile.

Il film affronta il confronto con l’ignoto, il peso della memoria, la paura dell’estraneo e il desiderio di ritrovare le proprie radici.

Non siamo di fronte a un semplice kolossal storico. Nolan firma un’opera sulla comunicazione, sul linguaggio e sulle barriere che separano le persone.

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Una trama essenziale e tesa

La guerra di Troia è finita. Le ceneri della città conquistata con l’ingegno del cavallo sono ancora calde. Odisseo, re di Itaca, si imbarca con i suoi compagni verso casa. Quello che doveva essere un breve ritorno si trasforma in un incubo lungo dieci anni.

Nolan costruisce la narrazione attraverso una struttura non lineare. I ricordi del protagonista si intrecciano con la realtà della navigazione.

La flotta affronta mari sconosciuti, creature mostruose e inganni dei sensi. Dalla terra dei Ciclopi all’isola della maga Circe, fino al canto delle Sirene e alla discesa nel regno dei morti, ogni tappa rappresenta un livello di percezione diverso.

Nel frattempo, a Itaca, la regina Penelope difende il trono dalle brame dei Proci. Il giovane Telemaco cresce senza un padre, immerso nell’incertezza.

Il ritorno di Odisseo non è una marcia trionfale. Risulta la riconquista dolorosa di un luogo che con gli anni è cambiato, guidata dalla fame di verità e dalla capacità di resistere.

Odissea - Film 4

Volti e tormenti

I protagonisti del film portano sui propri volti i segni del tempo e della battaglia. Nolan sceglie un cast capace di recitare con lo sguardo e con il corpo, rifiutando ogni eccesso teatrale.

  • Odisseo (Cillian Murphy). L’attore irlandese offre un’interpretazione asciutta. Il suo Odisseo non è il guerriero invincibile della tradizione. È un uomo d’ingegno, consumato dai dubbi e dai sensi di colpa. La sua mente lavora per trovare soluzioni, ma la sua anima mostra le ferite della solitudine.

  • Penelope (Marion Cotillard). La regina di Itaca non incarna la semplice attesa passiva. Cotillard le dona una forza misurata, fatta di strategia e resistenza politica. Il telaio che disfà ogni notte è l’arma con cui blocca il tempo ed evita la resa.

  • Telemaco (Timothée Chalamet). Il figlio di Odisseo vive l’ombra di un padre mito. Chalamet restituisce il senso di smarrimento di un giovane uomo chiamato a diventare adulto senza punti di riferimento.

  • Circe (Florence Pugh). Non è la strega cattiva del folclore. Pugh interpreta una figura complessa, custode di un sapere antico e padrona del confine tra umano e animale.

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Il confronto con l’Altro e la paura dell’ignoto

Il cuore profondo dell’opera di Nolan sta nel modo in cui mette in scena l’incontro con chi è diverso.

Odisseo viaggia tra popoli sconosciuti, creature estranee ai canoni greci e culture lontane. Nolan evita la trappola del giudizio facile. Il Ciclope Polifemo non è un mostro brutale senza ragione. Rappresenta la natura selvaggia che rifiuta le regole dell’ospitalità, ma esprime pure il dolore dell’isolamento.

Il viaggio di Odisseo diventa la metafora di ogni migrazione e di ogni incontro interculturale.

L’eroe greco deve imparare a decifrare i linguaggi degli altri per salvare la pelle e per capire fino a che punto spingere i propri limiti. La paura dell’estraneo nasce dalla mancanza di conoscenza.

Quando Odisseo ascolta la cultura dell’Altro, trova la strada per la salvezza. Quando cede alla presunzione dell’uomo superiore, scatta la punizione e la rovina.

Nolan lavora sulla dilatazione temporale. I dieci anni di viaggio per mare sono vissuti da Odisseo come un’eternità soggettiva, mentre a Itaca il tempo scorre con un ritmo diverso.

L’isola di Calipso diventa una prigione dorata dove le ore sembrano essersi fermate. L’immortalità offerta dalla ninfa è una trappola che annulla l’identità dell’uomo.

Odisseo rifiuta la giovinezza eterna perché comprende una verità di fondo: l’uomo è la sua memoria.

Senza il ricordo delle proprie radici, senza il dolore del tempo che passa, l’esistenza perde ogni valore. Il telaio di Penelope a Itaca è il riflesso di questa lotta: disfando la tela, la donna governa il tempo degli uomini per conservare la memoria del marito.

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L’ingegno contro i maneggi del Potere

L’eroe omerico usa la metis, l’intelligenza astuta. Nolan mostra come la tecnica e l’ingegno dell’uomo siano armi a doppio taglio.

Il cavallo di Troia ha portato la vittoria, ma ha pure scatenato l’ira degli dei per la troppa ferocia. La mente umana può costruire ponti o creare distruzione.

Nel film, l’ingegno di Odisseo non è mai staccato dall’etica. Quando il protagonista si fa legare all’albero della nave per ascoltare il canto delle Sirene, compie un atto di conoscenza e di disciplina. Vuole capire la seduzione dell’illusione senza farsi ingoiare dal buio.

Nolan ci parla così del nostro presente: siamo bombardati da narrazioni ingannevoli e da canti di sirene. Per restare uomini liberi dobbiamo legarci alla responsabilità dei fatti e alla verifica della realtà.

Odissea - Film Copertina

L’Odissea e il nostro presente

L’Odissea di Christopher Nolan è un racconto di azione, di sguardi e di silenzi.

Il regista rifiuta i toni cattedratici e regala allo spettatore un’esperienza visiva profonda. Ci ricorda che il ritorno a casa non è un semplice spostamento nello spazio, ma un percorso dentro le nostre paure più intime.

Nel nostro mondo distratto, fatto di immagini veloci e di parole senza peso, il viaggio di Odisseo ci indica una rotta.

L’esperienza tutta di Odisseo ci invita a fermarci, a guardare l’Altro senza pregiudizi e ad ascoltare le storie degli uomini con rispetto e gentilezza.

Il vero viaggio comincia quando abbiamo il coraggio di metterci in discussione e di guardare dentro il pozzo della nostra umanità.

Per questo, io credo, se ci caliamo nel significato profondo del film Odissea, di Christopher Nolan, non possiamo non essere turbati, travolti e avvolti dalle emozioni.

Nella storia di Ulisse, nelle sue esperienze e nelle sue battaglie ci sono le nostre storie personali, le nostre esperienze storiche e le nostre battagli esistenziali. 

Alla fine – almeno così a me è accaduto – resta la domanda: valeva davvero la pena mettera a ferro e fuoco Troia? Valeva la pena ricorrere all’inganno e alla violenza? Aveva davvero senso sfidare gli dei e perdere amici, compagni di battaglie, persone con piccole e grandi storie intime a tracciarne il volto?

Maurizio F. Corte
Agenzia Corte&Media

Nella ricerca sul film e nell’ottimizzazione del testo, l’autore ha utilizzato – con rigore e verifica puntuale – i modelli di Intelligenza Artificiale Gemini Notebook. Claude e Gemini. Ogni scelta stilistica, ogni idea e il taglio dell’articolo è frutto di scelte dell’autore.

Trailer del film Odissea

La recensione del film Odissea

La canzone Odysseus di Francesco Guccini

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