Un Boeing 747 esplode sui cieli di Lockerbie il 21 dicembre 1988. Muiono 270 persone. La serie Netflix La bomba sul volo Pan Am 103 ricostruisce il più grave atto di terrorismo avvenuto sul suolo britannico.
È un’opera che affronta la caccia ai responsabili con il passo rigoroso dell’inchiesta.
La trama segue il detective scozzese Ed McCusker e l’agente speciale dell’FBI Dick Marquise. Insieme setacciano le brughiere scozzesi, raccolgono tonnellate di rottami e rintracciano un piccolo frammento di timer elettronico. Quel pezzo di circuito grande come un’unghia aprirà la strada verso la pista libica.
I temi toccano la tenacia delle famiglie nel chiedere giustizia e la risposta della comunità locale.
Le donne di Lockerbie lavano i vestiti delle vittime per restituirli ai famigliari. È un gesto di pietà umana che contrasta con la freddezza della diplomazia geopolitica.
Sullo sfondo restano i nodi del crimine organizzato di Stato e della sicurezza nei cieli, fragilissima in quegli anni.
I media dell’epoca spettacolarizzarono il massacro. La serie sceglie la via opposta, mostrando come il dettaglio e l’ascolto attento costruiscano la ricerca della verità.
È lo stesso metodo – attenzione ai dettagli e ascolto attento della verità sostanziale dei fatti – che ho utilizzato nella mia inchiesta sul caso giudiziario di Milena Sutter, con il (presunto) sequestro e il (presunto) omicidio volontario premeditato.
Per quel caso è stato condannato all’ergastolo, nel 1975, Lorenzo Bozano. Morto per un malore in mare, dopo 42 anni di carcere, Bozano si è sempre professato innocente.
Sul caso ho registrato il podcast Il Colpevole Perfetto. La storia sbagliata di Lorenzo Bozano e Milena Sutter.
Volo Pan-Am 103. Tra Storia e dubbio
Come scrivevo all’inizio dell’articolo, un Boeing 747 in volo da Londra a New York esplode nei cieli della Scozia il 21 dicembre 1988. I rottami cadono sulla cittadina di Lockerbie. Sono 270 persone rimaste uccise: i 259 passeggeri dell’aereo e 11 abitanti a terra, travolti dal fuoco e dai pezzi della carlinga.
La serie thriller, su Netflix, La bomba sul volo Pan Am 103 segue la complessa indagine congiunta tra la polizia scozzese e gli agenti dell’FBI americano.
Il punto di svolta arriva quando la polizia rintraccia un piccolo frammento di circuito elettronico, incastrato in un brandello di valigia. È un pezzo di timer, grande quanto un’unghia.
Quella traccia porta a un negozio di abbigliamento a Malta. E da lì apre la strada verso i servizi segreti della Libia di Gheddafi.
La serie La bomba sul volo Pan Am 103 ha il pregio di mostrare il metodo. Dimostra come la pazienza dell’ascolto, la verifica delle fonti e il rispetto delle evidenze siano fondamentale: contano più delle sbrigative conclusioni dettate dalle redazioni giornalistiche o dalle convenienze del momento.
Il fattore umano e la risposta della comunità
Accanto alla fredda ricostruzione giudiziaria, la serie Volo Pan-Am 103 mette al centro il tema della pietà e della dignità umana. È qui che il racconto tocca le corde più profonde della sensibilità civile.
In una sequenza ricca di forza visiva, le donne di Lockerbie decidono di raccogliere gli abiti sparsi tra i campi. Lavano i vestiti delle vittime, li stirano con cura, li piegano e li restituiscono alle famiglie devastate dal lutto.
Questo gesto di cura e riparazione contrasta con il cinismo delle cancellerie della politica internazionale.
Da un lato abbiamo la burocrazia dei governi, pronti a usare i morti per muovere pedine sullo scacchiere geopolitic. Dall’altro lato abbiamo la solidarietà spontanea di una comunità locale colpita da una violenza inaudita.
I famigliari delle vittime non chiedono vendetta sommaria. Chiedono verità. La loro tenacia nel sollecitare risposte trasforma il lutto privato in una battaglia pubblica: una battaglia contro l’oblio e contro le manovre di palazzo.
Crimine di Stato, sicurezza nei cieli e ruolo dei media
La vicenda di Lockerbie spalanca uno squarcio drammatico sui nodi della sicurezza nei cieli alla fine degli Anni Ottanta.
I controlli negli aeroporti mostravano falle evidenti. Una valigia imbottita di esplosivo plastico arrivò a bordo attraverso scali intermedi, senza che il passeggero salisse sull’aereo.
La serie affronta con chiarezza il tema del terrorismo di Stato e delle sue ramificazioni oscure. Al tempo stesso solleva una questione di metodo sul ruolo dei mezzi di informazione.
I quotidiani e le televisioni dell’epoca trasformano il massacro in spettacolo. I soccorsi diventano una diretta di immagini forti. I media cedono alla tentazione di costruire mostri a uso e consumo dell’opinione pubblica.
L’informazione tradizionale dimenticò, in quell’occasione, la dimensione interculturale del dramma.
I viaggiatori a bordo provenivano da 21 Paesi diversi. Erano studenti universitari americani che tornavano a casa per le feste, famiglie in viaggio, lavoratori.
I giornali ridussero spesso le vite spezzate a numeri da inserire nei titoli della cronaca, perdendo di vista la storia singola e irripetibile di ogni persona.
La narrazione ufficiale e il valore del dubbio
Come studioso dei media e dei processi di comunicazione, riconosco a questa serie il merito di evitare le trappole del sensazionalismo. Non propone risposte preconfezionate, né cerca la commozione facile.
La sentenza giudiziaria che condannò nel 2001 l’agente libico Abdelbaset al-Megrahi lasciò aperti dubbi e interrogativi mai chiariti del tutto.
La serie non nasconde le crepe di una verità processuale influenzata dalle pressioni geopolitiche dei governi occidentale e libico.
Imparare a guardare una serie televisiva con occhio critico significa, così, andare oltre la semplice fruizione di una storia. Significa farsi domande sul modo in cui i media e il Potere costruiscono il racconto del crimine, della sicurezza e della giustizia.
La serie La bomba sul volo Pan Am 103 resta una cicatrice aperta nella storia recente. Restituisce al pubblico una riflessione fondamentale sul valore del dubbio, rispetto alla fretta delle verità ufficiali.
La serie Netflix ci ricorda che al centro del lavoro giornalistico, come della narrazione audiovisiva, deve rimanere sempre la difesa della persona umana e della verità sostanziale dei fatti.
Proprio la difesa della persona e della verità ci consente, anche come spettatrici e spettatori, di cogliere i significati profondi di una serie come La bomba sul volo Pan Am 103.
Tutto quello che acquisiamo come riflessione critica, infatti, poi si traduce in strumenti da utilizzare anche in altre occasioni: nelle relazioni interpersonali, nella visione di altri film o serie tv, nella lettura di libri e giornali. Persino nella lettura di report di lavoro e nell’uso dell’Intelligenza Artificiale.
È un’occasione, insomma, di Media Education.
Maurizio F. Corte
Maurizio F. Corte, giornalista professionista, scrittore per i media e media educator, è docente a contratto di Comunicazione Interculturale nei Media al Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona e coordinatore didattico del Master in Intercultural Competence and Management e in Giornalismo europeo, Media e Giornalismo interculturale
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