Crimine e giustizia: il ruolo dei media. Parte 1^

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Come i media possono condizionare le indagini sui delitti e i processi giudiziari.

Come il crimine e la giustizia sono rappresentati dai media? La domanda è importante e tocca tutti noi. 

Ci tocca come professionisti di una qualche cosa: psicologi, sociologi, docenti universitari, giornalisti, studiosi del mondo del diritto e di quello del crimine.

La domanda ci tocca soprattutto come cittadini. Perché, tra fake news e versioni ufficiali fondate sulla menzogna, non se ne può davvero più di balle e puttanate.

Mi esprimo in un linguaggio non scientifico. Lo so. Ma mi sono rotto le scatole con le menzogne travestite da verità; e con l’ipocrisia fatta sistema.

La rappresentazione che il crimine e la giustizia hanno nei media – da quelli di massa al social media – è fondamentale perché condiziona sia la pubblica opinione, sia le forze di polizia, che la magistratura giudicante (oltre a quella inquirente).

Vediamo allora di arrivare a una serie di punti fermi sul rapporto fra crimine, giustizia e media.

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Crimine, giustizia e media: il ruolo dei mezzi di comunicazione

Da sempre ci interessiamo ai delitti e a ciò che ne consegue: le indagini, i sospettati, poi i processi e le condanne (o le assoluzioni).

La storia della rappresentazione mediatica della criminalità ha origine nel periodo vittoriano, nel tardo Settecento. Si tratta di in un periodo in cui la stampa è sotto il controllo dello Stato.

Poi vi è l’effimero trionfo delle forze progressiste, che riescono a ottenere la libertà di stampa. O, almeno, una sua declinazione. Non dura molto e non tocca tutti, ma fa capire di cosa sia capace la stampa.

L’interesse per il crimine e la giustizia non viene meno, ovviamente. Ogni società, sia essa libertaria o autoritaria, si interessa di delitti e processi.

In età contemporanea, ai giornali si aggiunsero la radio e la televisione, nei primi decenni del Novecento.

Il crimine continuò così a suscitare grande interesse da parte del pubblico. In tutto ciò la media frenzy, ossia la frenesia mediatica, gioca un ruolo significativo.

Il modo con cui i media riportano i fatti riguardanti la criminalità, e
tutto quanto le gira attorno, porta ad alimentare questo interesse di massa per i delitti e i processi.

Il crimine raccontato attraverso le notizie appare agli occhi di molti come un qualcosa di “straordinariamente” violento.

Il ruolo dei media in relazione alla criminalità è essenziale anche per comprendere un altro aspetto di questo mondo: il signal crime, ossia l’interesse e l’importanza del segnalare il crimine. Di portarlo all’attenzione della pubblica opinione.

Secondo l’opinione comune tutto quello che è sbagliato andrebbe segnalato cosicché il sistema giudiziario possa provvedere a una risposta correttiva.

LA SEGNALAZIONE DEL CRIMINE

Segnalare il crimine viene visto come evento che, oltre a interessare i partecipanti immediati (vittime, testimoni, colpevoli) e quelli a loro noti, incide in
qualche modo anche su un pubblico più ampio.

La popolazione, di conseguenza, in risposta ai crimini segnalati chiede, a chi di dovere, di agire: il problema della criminalità deve essere risolto – sembra urlare la gente con il suo interessarsi e discutere dei delitti.

La società deve essere controllata e la giustizia deve essere applicata.

Giornalismo investigativo e giornalismo d'inchiesta - Blog sul sequestro di Milena Sutter - Il Biondino della Spider Rossa - Agenzia Corte&Media Verona - photo by João Silas

L’INFLUENZA DEI MEDIA SUL SISTEMA GIUDIZIARIO

Possiamo sin da qui comprendere come il sistema criminale e giudiziario, come i criminali da un lato e gli inquirenti dall’altro, come coloro che commettono reati e coloro che li giudichino, siano influenzati dai media.

È attraverso i giornali, poi la radio, la televisione, il web, i social media che la pubblica opinione fa sentire la sua pressione sul sistema giudiziario, su quello investigativo e su chi è chiamato a confrontarsi con il crimine e la giustizia. 

CRIMINE, OPINIONE PUBBLICA E MEDIA: LA LETTERATURA SCIENTIFICA

Sulla rivista Criminology, nel Volume 58 Issue 4 del novembre 2018, gli studiosi Andrew Baranauskas e Kevin Drakulich scrivono un articolo su come i media rappresentano il crimine; e sui frame con cui la pubblica opinione recepisce le notizie sul crimine e la giustizia. Ecco di seguito alcuni spunti interessanti di quel lavoro.

L’opinione pubblica sulla criminalità e la giustizia è la chiave per comprendere le iniziative politiche sulla criminalità e per comprendere le conseguenti politiche criminali.

Ha anche conseguenze per gli individui: le opinioni che le persone hanno sul crimine giocano un ruolo nella determinazione di come agire e dove vivere, lavorare e fare acquisti.

Nonostante il tema sia importante, le fonti dell’opinione pubblica sulla criminalità non sono sempre chiare.

La maggior parte delle persone non ha un’esperienza diretta e di prima mano con reati gravi, quindi forse non sorprende che in lavori precedenti i ricercatori abbiano spesso identificato incongruenze tra le percezioni e le realtà del crimine.

Alla domanda diretta da dove ottengono informazioni sulla criminalità, la maggior parte delle persone riferisce che i media fungono da fonte principale.

Tuttavia, i risultati della ricerca su come i media influenzano l’opinione pubblica sono decisamente contrastanti.

Per molto tempo la ricerca si è concentrata sull’associazione tra consumo di notizie televisive e paura del crimine, con risultati che non sempre hanno rivelato un forte legame tra i due. Data l’importanza dell’opinione pubblica sulla criminalità, è fondamentale comprendere meglio le fonti delle notizie che circolano fra le persone.

Da queste prime riflessioni – su cui tornerò in altri articoli – degli studiosi Andrew Baranauskas e Kevin Drakulich possiamo comprendere come il tema della rappresentazione del crimine e della giustizia nei media, e di come la pubblica opinione lo interpreti, non sia agevole.

Per questo è importante che il tema sia approfondito e tematizzato da addetti ai lavori, operatori dell’informazione e opinion leader.

Maurizio Corte
corte.media
(crimine, giustizia e media: articolo 1 – segue)

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