
Una diversa lettura del giornalismo, della comunicazione e dell'IA
In una società incerta e complessa, fermarsi alla superficie delle informazioni e dei testi significa soltanto una cosa: subire in modo passivo le narrazioni dominanti.
Qui voglio offrirti una lente diversa, capace di farti vedere ciò che gli altri non vedono. A cominciare da una visione gentile e critica della comunicazione e del giornalismo, dei media e dell’Intelligenza Artificiale.
Mi chiamo Maurizio F. Corte. Sono un giornalista professionista, scrittore e docente universitario a contratto, all’Università degli Studi di Verona.
Sono nato in un gelido febbraio del 1957. Tutti i dettagli della mia formazione li puoi trovare nella pagina dedicata alla mia scheda personale.
Il modo di lavorare lo trovi dettagliato nella pagina sul Metodo Corte.
La mia visione del giornalismo e della comunicazione
Nel fare giornalismo e comunicazione multimediale ho fuso il lavoro sul campo e l’inchiesta con il rigore della ricerca scientifica e dell’insegnamento universitario.
Non ti offro formule pronte o tecniche da applicare in modo meccanico, ma una vera e propria postura mentale – il “Metodo Corte” – fondata sul dubbio, sull’analisi e su un’indipendenza critica rispetto ai poteri e alle narrazioni dominanti.
Il tutto con l’approccio della Comunicazione Gentile, che trova le proprie radici nella comunicazione autentica, nell’approccio interculturale e nella poesia del Dolce Stil Novo.
L’attenzione ai dettagli e la cura per gli strumenti del mestiere non le ho imparate in redazione, ma fin da ragazzino, sporcandomi le mani nell’officina meccanica di mio padre, Walter.
Lì ho imparato a partire dal basso, a pulire gli attrezzi e a coltivare una mente critica.
Oggi, da giornalista, scrittore per i media e media educator, applico lo stesso metodo: “pulisco” e “smonto” le notizie e le narrazioni pubbliche per svelarne i meccanismi più nascosti.

Metodo Corte
Per questo, attraverso gli strumenti del Metodo Corte, voglio aiutarti a:
- Leggere in modo critico i media e l’Intelligenza Artificiale. Il tutto con un approccio interculturale e un’attenzione profonda all’etica della comuncazione
- Fare giornalismo e fare comunicazione multimediale in modo gentile. La comunicazione gentile nasce dall’ascolto, dal rifiuto della polarizzazione e della delegittimazione dell’altro, dal superamento del pessimismo.
- Impiegare la comunicazione per gestire i conflitti e le mediare le posizioni, con un obiettivo: il benessere delle persone, la giustizia sociale e l’autenticità della relazioni. Tre parti di un unico grande target.
In un panorama mediatico dominato dalla velocità, dalla polarizzazione e dall’aggressività, ti propongo un gesto semplice, eppure radicale e controcorrente: rallentare, osservare e decodificare.
Il tutto integrando l’uso innovativo dell’Intelligenza Artificiale, che applico sempre da un punto di vista rigorosamente etico, umanistico e interculturale.
Opere pubblicate
L’attività di ricerca sui media, l’IA, la sicurezza, la giustizia, i conflitti e il crimine si traduce in opere multimediali.
Ho pubblicato tre libri universitari. L’ultimo è il libro Giornalismo interculturale e comunicazione nell’era del digitale, Cedam, Padova, 2014.
A livello universitario, con Elena Guerra ho scritto il capitolo sul ruolo dei media nella gestione dei conflitti, che fa parte del libro, curato dal Alberto Maria Tedoldi, Manuale di negoziazione e mediazione, Zanichelli, Bologna, 2025.
Nel 2018 con la criminologa e psicologa giuridica Laura Baccaro ho pubblicato, con Cacucci editore (Bari), il libro Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media.
Nel 2021, il Ministero della Cultura ha assegnato il primo posto al mio progetto di serializzazione e al soggetto di una docu-serie sul caso Sutter-Bozano. Sono così diventato uno sceneggiatore, con l’iscrizione a Writers Guild Italia.



Lavori in corso
Sto scrivendo – sono in fase di editing – il romanzo Silenzi Incrociati, ispirati alla vicenda di Milena Sutter e Lorenzo Bozano.
La ricerca scientifica sui media e sui documenti giudiziari di quel caso confluiranno in un nuovo saggio che vorrei chiamare, come il podcast, Il Colpevole Perfetto.
Sto lavorando anche all’aggiornamento e riedizione del mio saggio sul Giornalismo Interculturale, inteso come un giornalismo che contribuisce al dialogo e alla gestione dei conflitti.
Ci sono, poi, due altri libri che sono in fase di ideazione. Uno sul “cicolo delle illusioni” e un secondo libro sulla “leggenda del Pozzo dell’Amore”.
Come sceneggiatore ho già pronto il soggetto e il progetto di serializzazione di una docu-serie e di una serie fiction legati al caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano: Il Colpevole Perfetto. La storia sbagliata di Lorenzo Bozano e Silenzi Incrociati.
Sempre come sceneggiatore, è in fase conclusiva il soggetto e il progetto di serializzazione dedicati a una figura e a una storia personale e sociale che mi ha molto toccato e influenzato nella vita e nel lavoro. Il titolo, per scaramanzia, è top secret.
Scopri di più…
Come ho imparato a fare il giornalista, lo scrittore e il media analyst
Sono laureato in Pedagogia – Indirizzo filosofico, con una tesi su “Media e diversità culturale”.
Ho poi studiato comunicazione audiovisiva e multimediale all’Università di Ferrara; e ho frequentato un Master in Comunicazione Pubblica all’Università di Siena.
Con corsi in Italia e soprattutto all’estero mi sono specializzato in comunicazione digitale e media strategy, cinematografia e videomaking, storytelling, Intelligenza Artificiale generativa.
I miei maestri? Sono tre, soprattutto: Brian Clark, fondatore e anima di Copyblogger, che vive in Colorado (Usa); Mark Schaefer, digital marketer e giornalista, che vive nel Tennessee (Usa); e Henneke Duistermaat, copywriter, che vive a Manchester (Regno Unito).
Quello che poi fa la differenza è il lavoro sul campo, oltre ai maestri che si hanno e che si hanno avuti.
Le radici. Dall’officina alla macchina da scrivere
Sono nato in un’osteria con cucina – l’Osteria della Elda, a Verona, lungo il fiume Adige. E sono figlio di un meccanico d’auto, Walter, e di Maria, sua moglie e collaboratrice.
L’officina di mio padre – l’Autofficina Corte Walter a Verona – in cui ho iniziato a lavorare a 12 anni, nel giugno 1969, finita la seconda media, mi ha trasmesso un metodo di lavoro e la passione per i mestieri onesti.
Mio padre, Walter, mi ha insegnato, il primo giorno in officina, a cominciare dal basso: pulizia degli attrezzi, tuta da meccanico in ordine, attenzione ai dettagli, cura delle persone, mente critica.



Anche da giornalista e comunicatore pulisco gli strumenti con cui lavoro. Colgo i dettagli. Mi prendo cura degli altri. Ho una mente critica.
Non è cambiato nulla, rispetto ad allora. E tutto è cambiato.
Adesso non indosso più la tuta da meccanico: indosso una felpa blu o una camicia azzurra, perché detesto il nero. In tutti i sensi.
Credo che proprio il blu e l’azzurro siano i colori della battaglia per le imprese di successo, per la difesa dei diritti delle persone, per un mondo senza discriminazioni e senza disuguaglianze sociali e culturali. E per una Comunicazione Gentile e human centered.


