Los Creyentes. Film tra ricerca della verità e trappola delle storie

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Perché arriviamo a credere a teorie del complotto, che esaminate a mente fredda si rivelano infondate e addirittura ridicole?

Cosa ci spinge a rinunciare a ricercare, e poi spesso a vedere, la verità sostanziale dei fatti, per abbandonarci a teorie senza fondamento?

Siamo tutti a rischio di contagio dalle teorie complottiste più strampalate?

A queste e altre domande ci porta la visione del film thriller spagnolo Los Creyentes – Oltre la verità.

Il film è un’occasione per riflettere sulle teorie del complotto; e sulla fragilità della percezione umana della realtà.

Il film è un duello psicologico tra gli attori ispanici José Coronado e Stéphanie Magnin che interroga il nostro rapporto con i media e con la realtà.

Nel film, infatti, i confini tra la ricerca razionale dei fatti e la deriva paranoica si fanno assai sottili.

La nostra società vive del resto immersa in un flusso ininterrotto di notizie, immagini e interpretazioni dove la fiducia nelle fonti tradizionali appare ogni giorno più incrinata.

In questo scenario si inserisce Los Creyentes – Oltre la verità, opera thriller distribuita sulla piattaforma Netflix.

Firmato dalla regia di Roger Gual e scritto da Carlos Montero e Darío Madrona — la coppia di sceneggiatori nota per il successo della serie tv Élite —, il racconto sceglie di esplorare un fenomeno di grande attualità: la radicalizzazione delle teorie del complotto; e il modo in cui queste deformano la percezione individuale del reale.

Attraverso la struttura del dramma da camera ambientato tra le nebbie dell’Asturia rurale, il racconto abbandona le folle dei forum digitali per racchiudere la paranoia all’interno delle mura domestiche.

La domanda centrale non riguarda soltanto la soluzione di un delitto. Essa tocca un nodo etico ed esistenziale profondo: quanto siamo manipolabili, quando la sofferenza ci spinge a rifiutare la versione ufficiale degli eventi?

Il lutto e la gabbia della paranoia

La storia prende il via con il ritorno di Ruth Arce (interpretata da Stéphanie Magnin), una donna trentenne che da due anni vive a Berlino, lontana dalla famiglia d’origine.

A richiamarla nella città natale è la morte improvvisa della madre, avvenuta in circostanze mai del tutto chiarite.

Ad attenderla nella vecchia casa di famiglia, sommersa dal verde umido delle montagne asturiane, c’è il padre Martín Arce Dominguez (interpretato da José Coronado).

Martín è un agente della Guardia Civil in pensione, ormai isolato dal mondo esterno, collerico e del tutto assorbito da una fitta rete di teorie cospirative.

L’uomo ha trasformato le stanze della casa in una fortezza chiusa, dove ogni evento pubblico o privato viene riletto come il tassello di un piano occulto ideato da poteri invisibili.

Di fronte allo strano comportamento del genitore e alle sue farneticazioni, Ruth comincia a nutrire un dubbio corrosivo.

La morte della madre è stata davvero un tragico incidente, come sostenuto dai verbali ufficiali, oppure il padre nasconde una responsabilità diretta?

Ruth si ritrova così costretta a improvvisarsi investigatrice all’interno del proprio nucleo familiare.

Più la donna scava tra i documenti, i ricordi e i ritagli di giornale accumulati da Martín, più il suo iniziale scetticismo comincia a cedere il passo a un’osservazione quasi ossessiva.

Il confine tra la razionalità della figlia e la follia del padre si assottiglia un po’ alla volta, trascinando entrambi in un gioco di specchi dove nessuno è del tutto innocente.

Un duello ad alta tensione psicologica

Il cuore narrativo del racconto si fonda sullo scontro generazionale e psicologico tra i due protagonisti principali, affiancati da un cast di supporto essenziale:

José Coronado (Martín Arce Dominguez), la star del cinema spagnolo, incarna un uomo ferito, fragile e al tempo stesso minaccioso. Coronado evita la macchietta del complottista caricaturale: restituisce, invece, il ritratto dolente di un ex servitore dello Stato.

È un uomo che ha perso ogni punto di ancoraggio con le istituzioni; e ha ricostruito il proprio mondo per sopravvivere al dolore del lutto.

Stéphanie Magnin (Ruth Arce) è una giovane attrice che offre una prova misurata nel ruolo della figlia razionale.

Il suo percorso è il perno emotivo della vicenda: la transizione da testimone incredula a persona contagiata dal medesimo virus del sospetto viene descritta con forte aderenza psicologica.

Alberto Olmo (Arón Diaz Bueno) e Fanny Gautier (Lucía) completano il quadro umano della vicenda. Essi rappresentano i legami con la comunità locale, le ombre del passato e le tensioni mai sopite che circondano la famiglia Arce.

Alfred Noval (il sergente Ballester) dà corpo alla voce delle autorità locali, incapaci di comprendere appieno le dinamiche interne alla casa. E incapaci di disinnescare la bomba a orologeria emotiva che sta per esplodere.

Film brillante pur tra luci e ombre

La risposta della critica cinematografica e televisiva ha evidenziato luci e ombre del film Los Creyentes – Oltre la Verità.

Da un lato vengono riconosciuti l’ottimo incipit narrativo e la qualità della messa in scena; dall’altro si sottolinea un certo timore nel portare fino in fondo le premesse teoriche.

La regia di Roger Gual viene apprezzata per il controllo rigoroso dello spazio scenico.

La fotografia curata da Juana Jiménez sfrutta con efficacia i toni freddi del nord della Spagna, trasformando il paesaggio asturiano e l’interno della villa in uno specchio dello stato mentale dei personaggi.

Molto lodata dai recensori è l’intuizione narrativa principale: il ribaltamento dei ruoli tra chi crede e chi dubita.

C’è un momento in cui la figura “razionale” di Ruth finisce per rivelarsi prigioniera di una lettura distorta dei fatti (persino più rigida di quella del padre) rappresenta il punto più alto del racconto.

Viene così smontata la comoda contrapposizione tra individui creduloni e menti lucide. Il film mostra anzi come il bisogno di trovare risposte possa rendere chiunque vulnerabile all’inganno.

I rilievi critici si concentrano tuttavia sullo sviluppo della seconda parte del film.

Secondo diversi analisti, la sceneggiatura firmata da Montero e Madrona tende a ripiegare un po’ alla volta verso gli schemi più tradizionali del thriller di genere.

L’opportunità di approfondire le radici sociali e mediatiche del complottismo dei nostri giorni viene in parte accantonata. Si prefescono i colpi di scena di maniera, lasciando lo spettatore con il rammarico per un potenziale non del tutto espresso.

Los Creyentes - Oltre la Verità - film

Verità, paranoia e l’inganno dei media

Al di là degli snodi di trama, la narrazione tocca questioni di grande rilevanza per la comprensione dell’odierno ecosistema informativo.

Il tema dell’inganno dei media – e della costruzione della verità – rappresenta la lente d’ingrandimento attraverso cui rileggere l’intera vicenda.

LA NASCITA DELLE VERITÀ ALTERNATIVE

Il fenomeno delle teorie del complotto non nasce dal nulla.

Come mostra la figura di Martín, la sfiducia radicata nei confronti dei canali di informazione ufficiali e delle autorità crea un vuoto cognitivo.

In questo spazio vuoto si insinuano narrazioni alternative, che offrono una spiegazione semplice e rassicurante a eventi complessi o traumatici.

Per Martín, accettare la casualità della morte della moglie è intollerabile. È molto più rassicurante attribuirla a una trama oscura di cui egli stesso si sente svelatore.

Nel passaggio alla teoria del complotto abbiamo, così, una rinuncia all’apertura mentale e all’accettare di essere smentiti dai fatti.

I fatti, anzi, vengono piegati alle proprie teorie.

IL MECCANISMO DEL “CONFIRMATION BIAS”

La vicenda mostra con chiarezza il funzionamento del pregiudizio di conferma (confirmation bias).

Sia il padre sia la figlia selezionano solo quei dettagli della realtà capaci di confermare le rispettive tesi di partenza. Arrivano, così, a ignorare ogni prova contraria.

L’informazione cessa di essere uno strumento di conoscenza oggettiva: si trasformai in uno scudo difensivo, a tutela della propria ideologia.

Si cade, in questi casi, in un circolo vizioso, dove verità e menzogna, dati reali e fantasie si mescolano.

Anche quella parte di verità, che pure c’è, viene soffocata dalle teorie strampalate.

C’è l’atroce sospetto che proprio il complottismo faccia comodo a chi teme la verità sulle proprie malefatte, come le élite economiche che decidono le politiche mediche e farmaceutiche, ad esempio.

I FATTI SENZA CONTESTO

Il racconto mette in guardia contro il pericolo dei fatti isolati dal loro contesto.

Quando un singolo dettaglio viene estratto dal quadro generale e fatto rimbalzare senza verifica, la realtà cede il posto alla caricatura.

Cadiamo, cosaì, nel meccanismo tipico del sensazionalismo di rete e del giornalismo di basso profilo.

L’inganno dei media moderni non consiste soltanto nella diffusione di notizie false in modo evidente. L’inganno passa dalla manipolazione delle cornici interpretative (frame) con cui raccontiamo il mondo.

Il sovraccarico informativo, sganciato da ogni lettura critica, diventa una doppia trappola: da un lato, le troppe notizie saturano il nostro canale comunicativo e ci impediscono di concentrarci su altro; dall’altro lato, troppe informazioni senza contesto diventano intercambiabili e perdono la loro natura di fatti importanti su cui riflettere.

La lezione sul pensiero critico

Los Creyentes – Oltre la verità si rivela un’opera capace di stimolare domande rilevanti sul nostro presente.

Pur con le sue imprecisioni di scrittura nel finale, la storia offre una rappresentazione efficace: ci fa toccare con mano come la perdita di punti di riferimento condivisi possa sgretolare le relazioni umane più intime.

Come fruitori di informazione e come cittadini di una società pluralistica, la visione di questo racconto ci ricorda l’importanza di esercitare un pensiero critico costante.

Difendersi dalla manipolazione media e dalle derive paranoiche non significa abbracciare un cinismo cieco. Significa piuttosto imparare la lentezza dell’analisi, il rigore della verifica delle fonti e il rispetto per la complessità dei fatti.

La ricerca della verità rimane un cammino faticoso che richiede umiltà, ascolto e il coraggio di rimettere in discussione le nostre certezze più care.

Il paradosso è che le teorie complottiste fanno gli interessi di chi davvero manipola le persone, i gruppi e gli Stati. 

Mettere in evidenza il complottismo non smentisce il fatto che le élite finanziarie ed economiche – a braccetto con quelle politiche – decidano, nel loro interesse, le scelte di vita che ci condizionano.

Bastano un paio di esempi: la sanità pubblica, anche in Italia, smantellata per fare gli interessi delle imprese private della Medicina; il ruolo delle piattaforme digitali, a livello internazionale, che usano tutti i nostri dati per profilarci, senza la responsabilità che hanno invece gli editori dei giornali.

Il complottismo – purtroppo – è il migliore allegato di una società neoliberista dove la povertà cresce. E cresce la nostra dipendenza dalle piattaforme digitali e dall’Intelligenza Artificiale, controllate entrame da pochissime grandi aziende multinazionali.

Proprio su queste basi – evitando ogni tentazione complottistica o fantasiosa – ho condotto la mia ricerca sul caso giudiziario di Milena Sutter e Lorenzo Bozano (Genova, maggio 1971).

Le occasioni per sposare tesi fantasiose ci sono tutte, nella vicenda criminale genovese. Scavando con la logica, l’aderenza ai fatti e il metodo scientifico sono invece arrivato a una conclusione sconcertante.

Possiamo considerare la versione ufficiali dei fatti – ovvero il rapimento per motivi di denaro e l’omicidio volontario premeditato di Milena – un esempio di complottismo. La fantasia di un assassino spietato e maniaco, Lorenzo Bozano, ha così coperto la verità sostanziale dei fatti.

Sulla vicenda puoi ascoltare il mio podcast Il Colpevole Perfetto. La storia sbagliata di Lorenzo Bozano e Milena Sutter. 

Maurizio F. Corte
Agenzia Corte&Media

Nella ricerca sul film e nell’ottimizzazione del testo, l’autore ha utilizzato – con rigore e verifica puntuale – i modelli di Intelligenza Artificiale Gemini Notebook. Claude e Gemini. Ogni scelta stilistica, ogni idea e il taglio dell’articolo è frutto di scelte dell’autore.

Trailer del film Los Creyentes – Oltre la verità

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