Tutto mi sarei aspettato, tranne che scegliere il silenzio al posto della verità. E l’accettare che i segreti, i silenzi, il nascondere la verità dei fatti dovessero prevalere sulla sincerità.
A farmi cambiare idea – almeno per lo spazio di un’opera cinematografica – sulla scala dei valori è il film thriller francese Sotto le foglie, disponibile in streaming.
La passione che ho sempre messo per la ricerca e l’urlo della verità si trasforma in silenzio, dopo aver visto le dinamiche di una storia familiare – anzi di più storie intrecciate – che si reggono e resistono grazie ai segreti mai svelati.
Con Sotto le foglie (Quand vient l’automne, 2024), François Ozon firma un noir rurale e crepuscolare. È un film noir che trasforma l’apparente idillio della campagna francese in un sofisticato studio sulla colpa, l’ambiguità morale e le dinamiche familiari.
È uno studio che ci porta, alla fine, a riflettere proprio sul centro di tutto il racconto, quello che crea tensione: vale la pena scegliere la verità? Oppure conviene tacere e voltarsi dall’altra parte?
Il film intreccia i toni della commedia di costume, del dramma intimista e del thriller alla Hitchcock. E per questo riesce a essere convincente, nel passare da un registro all’altro senza sbavature.
La trama del film Sotto le foglie
La narrazione è ambientata durante la stagione autunnale nella regione francese della Nièvre, in Borgogna.
La protagonista è Michelle Giraud, un’anziana donna che vive una pensione tranquilla e metodica. È divisa tra la cura dell’orto, le passeggiate nei boschi e la profonda amicizia che la lega alla coetanea Marie-Claude.
La routine viene interrotta dall’arrivo da Parigi, dove vivono, della figlia Valérie e del nipotino Lucas per le vacanze di Ognissanti.
L’equilibrio si spezza quando un piatto di funghi raccolti da Michelle provoca un’intossicazione a Valérie. Questo incidente all’apparenza banale scatena una reazione a catena che fa riaffiorare rancori mai sopiti.
Michelle cerca di riallacciare i rapporti con la figlia Valérie, senza riuscirci. La figlia anzi continua a impedire alla madre di vedere il nipote, a cui è molto affezionata.
La morte improvvisa di Valérie, a Parigi, per una caduta dal balcone arriva come un fulmine a ciel sereno, in una situazione già tesa per le incomprensioni familiari.
L’apertura di un’indagine giudiziaria sulla morte di Valérie – non riconducibile a un suicidio, né classificabile subito come disgrazia – mette a nudo la vera natura delle relazioni tra i protagonisti.
A far dubitare anche noi spettatori è che la caduta di Valérie avviene mentre si trova in casa, a pochi passi da lei, il figlio della migliore amica della madre, Vincent.
L’uomo è da poco uscito di prigione e attrae subito i nostri sospetti su di sé. Ha deciso, di nascosto da tutti, di recarsi a Parigi da Valérie per convincerla a riconciliarsi con la madre.
È durante quell’incontro che Valérie precipita dal balcone e muore. Evento a cui, peraltro, noi spettatori non veniamo fatti assistere.

I personaggi di Sotto le foglie
Michelle Giraud (interpretata da Hélène Vincent) è all’apparenza una nonna premurosa e innocua. In realtà, nasconde un passato complesso che ha compromesso in modo irreparabile il rapporto con la figlia.
La sua gentilezza esteriore svela, inoltre, una determinazione ferrea nel proteggere le persone che ama.
Marie-Claude Perrin (Josiane Balasko) è la migliore amica di Michelle. E vive con apprensione il reinserimento in società del figlio Vincent, appena uscito dal carcere.
Valérie (Ludivine Sagnier), figlia di Michelle, è una donna fredda e risentita. Non perdona alla madre il passato. Ed è convinta che la madre Michelle abbia tentato di avvelenarla in modo intenzionale con i funghi. Tant’è che le proibisce di rivedere il piccolo Lucas.
Vincent (Pierre Lottin), figlio di Marie-Claude ed ex detenuto da poco uscito dal carcere, si mostra riconoscente verso Michelle. Quest’ultima lo assume come giardiniere; e poi finanzia la sua nuova attività come gestore di un bar tabaccheria.
Lucas (Garlan Erlos) è Il giovane nipote di Michelle. Dopo la tragedia, rifiuta di trasferirsi all’estero con il padre; e sceglie di vivere con la nonna, instaurando un legame fraterno con Vincent, il figlio della migliore amica di Michelle, Marie-Claude.
Le indagini su una morte sospetta
Quando le autorità riaprono il caso sulla morte di Valérie, sospettando che non si sia trattato di un banale incidente, Michelle fornisce alla polizia un falso alibi per proteggere Vincent, il figlio dell’amica Marie-Claude.
In parallelo emerge il segreto dell’anziana: la sua passata attività come lavoratrice del sesso era la vera origine dell’odio nutrito dalla figlia Valérie.
Il silenzio e la complicità tra Michelle, Vincent e Lucas sigillano la creazione di un nuovo e particolare nucleo familiare.
È qui che il film ha un colpo d’ala: la creazione di una nuova famiglia, e la necessità che ciascuno ha della presenza dell’altro, fa mettere in secondo piano la ricerca e lo svelamento della verità.
Cosa serve portare alla luce vecchi e nuovi segreti? È davvero quello del vero il sentiero da percorrere, nell’autunnale campagna francese, per poter vivere? Oppure è meglio la scelta del silenzio?


I temi di un film carico di tensione
I critici hanno evidenziato come il regista Ozon riesca a dirigere un thriller privo di spettacolarizzazioni. È tuttavia un film carico di tensione morale, in cui l’atmosfera ovattata della provincia francese diventa lo specchio dell’animo dei personaggi.
Sotto le foglie si inserisce nella poetica di François Ozon, sviluppando quattro assi tematici che fanno da fondamento al film.
Il primo tema è quello della genitorialità e del risentimento. Il film smantella l’iconografia di solito rassicurante della figura materna.
Il rapporto tra Michelle e Valérie è basato su una ferita non rimarginata: il rifiuto borghese della figlia – nei confronti del passato sregolato della madre – soffoca ogni possibilità di perdono razionale.
Il secondo tema è la ridefinizione della famiglia. Il regista Ozon contrappone i legami di sangue, segnati da ipocrisia e rancore, a una parentela d’elezione basata sulla reciproca cura.
La comunità informale costituita da Michelle, il nipote Lucas e il giovane ex detenuto Vincent evidenzia un dato di fatto: la famiglia può reinventarsi al di fuori dei codici biologici e legali tradizionali.
Il terzo tema è quello dell’ambiguità morale e del confline fluido del bene rispetto al male.
Il regista rifiuta la condanna o la santificazione dei suoi personaggi.
La nonna Michelle mente alle forze dell’ordine e insabbia la verità, ma lo fa con un pragmatismo limpido, orientato alla protezione dei superstiti.
La colpa perde, allora, la sua connotazione punitiva; diventa uno strumento di sopravvivenza e pacificazione.
Quarto tema è quello dell’autunno della vita e della natura come rifugio. La stagione autunno-invernale non rappresenta soltanto una scelta d’ambientazione, ma una precisa metafora esistenziale.
La bellezza decadente del bosco, la fungicoltura e il ciclo biologico rispecchiano la fase conclusiva della vita di Michelle.
L’anziana donna, dal passato compromettente e scabroso, accetta il tramonto della propria esistenza dopo, aver riordinato i conti con il passato.
Il film Sotto le foglie si conferma così come uno dei capitoli più maturi del cinema di Ozon. È capace di coniugare l’eleganza formale del racconto di genere a una riflessione non convenzionale sulla vecchiaia, il perdono e la complessità delle relazioni umane.



Il tema della verità a tutti i costi
Vi è un quinto tema – dopo la genitorialità, la famiglia non convenzionale, l’ambiguità morale e l’autunno della vita. È il tema della verità.
Mi sono sempre battuto – prima come studente di Filosofia, all’Università di Padova, negli Anni Settanta e poi come giornalista – per la verità sostanziale dei fatti. Quella a cui arrivi andando oltre il velo dell’apparenza.
Nell’iniziare nel 2010 la mia inchiesta, così come lo studio sui media, a proposito del caso giudiziario di Milena Sutter e Lorenzo Bozano (Genova, maggio 1971), ho puntato sin da subito sulla ricerca della verità.
Mi sono spesso interrogato – e continuo a farlo – sul perché alcuni testimoni che sanno ciò che davvero è accaduto alla giovanissima Milena Sutter (allora tredicenne)… non parlino.
La risposta viene proprio dal film Sotto le foglie. Talvolta la verità fa più danni di un racconto omertoso, che copre quando davvero accaduto e che consente alle persone di tirare avanti.
Ha davvero senso rovinare tutto, sbattendo in galera i veri colpevoli? E distruggendo i precari ma funzionanti legami familiari e amicali che si sono costruiti?
Il film Sotto le foglie di dimostra che lasciare la verità dietro le quinte del palcoscenico della vita è più funzionale del portare alla luce ciò che davvero è accaduto.
Oltretutto, lo stesso film ci lascia nell’incertezza: c’entra qualcosa davvero Vincent con la caduta dal balcone dell’arrabbiata figlia Valérie?
Cosa perderebbe l’anziana Michelle e il nipote Lucas se dicessero la verità, ovvero che quel giorno l’ex galeotto Vincent era sul balcone dove è avvenuta la tragedia?
A volte la quiete dell’anima e la riuscita delle nostre traiettorie esistenziali dipendono dal rinunciare alla verità. E dall’accontentarci di ciò che appare, che alla fine è tutto ciò che la vita ci consente.
Maurizio F. Corte
Agenzia Corte&Media
