

Illusioni cadute. La sincerità ti arriva addosso come un dono
Quel pomeriggio di luglio, fuori dell’officina, mio padre Walter mi fulminò con i suoi occhi azzurri. Azzurri come il mare chiaro di Sirolo, negli assolati giorni d’estate. Aveva appena salutato un cliente, dopo il lavaggio di una vecchia Ford Cortina, una berlina bianca, di proprietà di un anziano medico. Era

Illusioni cadute. Quella canzone che risuona dentro di noi
Nei momenti dedicati ai ricordi, mia madre Maria – sposata a mio papà Walter dal maggio del 1956 – mi raccontava di come mio padre l’avesse conquistata anche con la musica. Mio padre aveva una voce melodica e potente. Si metteva, così, sotto le finestra di Maria e le faceva

Illusioni cadute. L’inciampo amaro nell’ingratitudine
Quel giorno, a pranzo, Martina andò alla Osteria “Da Ugo”, con il suo fidanzato, a pochi passi dal balcone di Giulietta, nel centro di Verona. Aveva un fidanzato turco, stando a quello che mi aveva raccontato. E voleva fare bella figura. Le consigliai, così, le pietanze. E le consigliai un

Illusioni cadute. Il dono inaspettato che riesce a travolgerci
Quel febbraio di fine Anni Ottanta aspettavo un dono che non sarebbe mai arrivato. Era un febbraio freddo, come si usava prima del cambiamento climatico. Ero seduto nella stanza che mi era stata assegnata al Comune di Verona, dove collaboravo con l’Ufficio Stampa, come libero professionista. Quel giorno di

Illusioni cadute. L’occasione della migliore rivincita
Nei pomeriggi assolati delle estati degli Anni Sessanta del Novecento, noi bambini boomers ci si distendeva all’ombra dei ciliegi, vicino casa. Sentivamo le cicale frinire. Il cielo era di un azzurro etereo, come i sogni che ciascuno portava in cuore. Io, Maurizio, pensavo a Giovanna, la mia compagna di

Illusioni cadute. Il ritorno ai migliori tempi andati
Il meccanico Sergio, che aveva tre anni più di me, era un tipo dal volto gioviale e senza età. A 17 anni potevi dargliene 30, di anni. E a 40 anni, aveva l’aria di un ragazzino. Era stato apprendista nell’officina d’auto di mio padre Walter, all’inizio degli Anni Settanta